venerdì 13 febbraio 2026

Crisi dell’ordine simbolico liberale e ritorno del Nome‑del‑Padre



1. L’ordine liberale come dispositivo simbolico

Per oltre settant’anni, l’ordine liberale ha funzionato come un ordine simbolico globale: un insieme di istituzioni, norme e narrazioni che promettevano stabilità, progresso e universalità dei diritti. Non era solo un assetto geopolitico, ma un linguaggio del mondo.  

Dopo il 1989, questa promessa si è trasformata in certezza: la democrazia liberale come destino, il mercato come motore, i diritti come grammatica universale. In termini lacaniani, l’ordine liberale ha occupato la posizione del Nome‑del‑Padre, garantendo la coerenza dell’Altro e stabilendo ciò che era legittimo.


Oggi questa funzione è in crisi. E la crisi non è solo politica: è simbolica.


2. Freud: quando la legge perde forza, ritorna la violenza

Freud, in Totem e tabù (1913), mostra che la legge nasce come risposta alla violenza originaria. La comunità si costituisce solo quando la forza viene simbolizzata.  

L’ordine liberale ha svolto questa funzione: ha trasformato la potenza occidentale in un quadro normativo. Ma Freud avverte: quando la legge perde la sua forza simbolica, ritorna il rimosso.  

E oggi il rimosso ritorna sotto forma di:

- guerre “impossibili” tornate possibili (Ucraina, Gaza)  

- violenza politica normalizzata (assalti ai parlamenti, milizie, terrorismo individuale)  

- polarizzazioni che trasformano il dissenso in nemicità  

- crisi migratorie trattate come minacce esistenziali  

Il reale irrompe dove la legge non regge più.


3. Lacan: il Nome‑del‑Padre che vacilla

Lacan chiarisce che il Nome‑del‑Padre non è un’autorità concreta, ma la funzione che garantisce la coerenza del simbolico. Quando questa funzione vacilla, il soggetto è esposto al reale senza mediazioni.  

L’ordine liberale vacilla perché:

- non riesce più a garantire sicurezza (pandemie, guerre, cyberattacchi)  

- non riesce più a garantire prosperità (inflazione, stagnazione salariale, precarietà)  

- non riesce più a garantire senso (crisi della rappresentanza, sfiducia nelle istituzioni)  

Il risultato è un mondo in cui l’Altro non è più garante. E quando il Nome‑del‑Padre non tiene, emergono padri immaginari.

4. Esempi contemporanei: padri immaginari al posto della legge


4.1. Populismi e leader‑salvatori

Dagli Stati Uniti all’India, dalla Russia alla Turchia, fino all’Europa, assistiamo all’ascesa di leader che promettono protezione totale, identità chiare, confini rigidi.  

Sono figure che incarnano il potere invece di rappresentarlo. Non offrono legge, ma identificazione. Non offrono limiti, ma appartenenza.  

È il ritorno del Padre, ma nella forma immaginaria: un Padre che non simbolizza, ma comanda.


4.2. Guerra e multipolarismo

La guerra in Ucraina ha segnato la fine dell’illusione che la globalizzazione potesse sostituire la politica. La guerra a Gaza ha mostrato la fragilità del diritto internazionale.  

La competizione tra Stati Uniti e Cina produce un mondo in cui non esiste più un quadro simbolico condiviso. Ogni potenza propone la propria versione della legge.  

Il Nome‑del‑Padre non è più uno: è moltiplicato, frammentato, in conflitto.


4.3. Crisi climatica e migrazioni

Il cambiamento climatico produce un reale che nessun ordine simbolico riesce a contenere. Le migrazioni diventano il punto in cui il reale incontra l’immaginario: paure, fantasie di invasione, retoriche securitarie.  

Qui il Padre ritorna come figura che promette protezione contro un reale ingestibile.


4.4. Algoritmi, IA e dissoluzione del discorso

Le piattaforme digitali hanno eroso le mediazioni liberali: stampa, parlamenti, diplomazia, diritto.  

L’algoritmo non introduce limiti: amplifica emozioni, polarizzazioni, identificazioni. Con l’IA generativa, la distinzione tra vero e falso si assottiglia.  

Il discorso liberale, fondato sulla ragione pubblica, perde la sua base simbolica. L’Altro non è più garante: è un feed personalizzato.


5. Il reale che ritorna: precarietà, solitudine, disuguaglianze

La crisi dell’ordine simbolico liberale è anche una crisi dell’esperienza quotidiana.  

- Precarietà lavorativa come norma  

- Solitudine sociale amplificata dal digitale  

- Disuguaglianze crescenti  

- Erosione dei servizi pubblici  

- Ansia climatica nelle nuove generazioni  

Quando il simbolico non regge, il reale invade. E il soggetto cerca un Padre che lo protegga.


6. Verso un nuovo ordine simbolico?

La questione non è restaurare l’ordine liberale, ma capire quale funzione simbolica possa sostituirlo.  

Tre direzioni:

- Universalismo plurale: non un centro che impone, ma un quadro che coordina differenze.  

- Istituzioni che rappresentino l’assenza: non leader forti, ma mediazioni robuste.  

- Una legge che protegga senza dominare: Freud e Lacan mostrano che la legge non reprime, ma fonda il legame.


7. Conclusione

La crisi dell’ordine simbolico liberale è una crisi dell’Altro. Il ritorno del Nome‑del‑Padre avviene oggi in forma immaginaria — populismi, nazionalismi, potenze assertive — ma non ricostruisce la legge.  

La sfida è inventare un nuovo ordine simbolico capace di reggere il reale del XXI secolo.


Bibliografia

- Appadurai, A. (2006). Fear of Small Numbers. Duke University Press.  

- Freud, S. (1913). Totem e tabù. Bollati Boringhieri.  

- Freud, S. (1921). Psicologia delle masse e analisi dell’Io. Bollati Boringhieri.  

- Girard, R. (1972). La violenza e il sacro. Adelphi.  

- Lacan, J. (1956‑57). Il Seminario. Libro IV. Einaudi.  

- Lacan, J. (1959‑60). Il Seminario. Libro VII. Einaudi.  

- Lacan, J. (1975‑76). Il Seminario. Libro XXIII. Einaudi.  

- Lefort, C. (1981). L’invenzione democratica. Il Mulino.  

- Sassen, S. (2006). Territory, Authority, Rights. Princeton University Press.  

- Stiegler, B. (2015). La société automatique. Fayard.  

- Zuboff, S. (2019). The Age of Surveillance Capitalism. PublicAffairs.


giovedì 12 febbraio 2026

Arte e psicoanalisi



Il rapporto tra arte e psicoanalisi, quando viene affrontato dal punto di vista lacaniano, non si fonda sull’idea che l’opera debba essere interpretata o che l’artista sia un soggetto da spiegare. Lacan rovescia la prospettiva: l’artista precede l’analista. Non perché l’artista sia più profondo, ma perché sa fare qualcosa che l’analista non può fare: costruire un dispositivo che cattura il desiderio, lo orienta, lo devia, lo mette in scena senza saturarlo. L’arte non è un sintomo da decifrare, ma un’operazione sul reale.


1. L’arte come operazione sul reale

Per Lacan, il reale è ciò che resiste alla simbolizzazione. L’arte non rappresenta il reale: lo tocca. Lo sfiora attraverso un gesto, un taglio, un ritmo, una forma che non si lascia ridurre al senso. L’opera non è un messaggio, ma un dispositivo che produce effetti.


Esempio: Fontana e il taglio

Il taglio di Lucio Fontana non è un atto iconoclasta. È un’operazione sul reale: introduce un buco nel campo del visibile, un’apertura che non rimanda a un significato nascosto ma a un vuoto strutturale. Il taglio non “dice” l’infinito: lo fa funzionare. È un gesto che mostra il punto in cui la rappresentazione fallisce, e proprio lì produce un effetto di desiderio.


2. L’arte come costruzione dell’oggetto a

L’oggetto a, nella teoria lacaniana, è ciò che causa il desiderio: un resto, un eccesso, qualcosa che non si lascia integrare. L’arte non rappresenta l’oggetto a: lo produce. Lo isola, lo mette in scena, lo fa circolare.


Esempio: Duchamp e il ready-made

Il ready-made non è un gioco concettuale. È un modo di estrarre un oggetto dal circuito dell’uso e del senso, per farlo funzionare come oggetto a. Il pissoir, una volta collocato nel museo, non rappresenta nulla: interroga lo spettatore. Lo costringe a confrontarsi con ciò che nell’oggetto eccede la funzione e l’immagine. Duchamp non crea un’opera: crea un posto per l’oggetto a, un luogo in cui il desiderio si inceppa e riparte.


3. L’arte come montaggio del godimento

Il godimento, per Lacan, non è piacere: è ciò che eccede il principio di piacere, ciò che insiste, ciò che non si lascia addomesticare. L’arte non elimina il godimento: lo organizza. Lo incanala in una forma, lo rende visibile senza saturarlo.


Esempio: Bacon e la carne del godimento

Le figure di Bacon non sono deformazioni espressioniste. Sono corpi attraversati dal godimento, corpi esposti al reale. La carne non è rappresentata: è presentificata. Bacon non mostra un corpo che soffre, ma un corpo preso in un vortice di forze che non si lasciano simbolizzare. L’opera diventa un montaggio del godimento, un dispositivo che permette allo spettatore di avvicinarsi al reale senza esserne travolto.


4. L’arte come invenzione di un bordo

L’arte non è espressione dell’inconscio. È costruzione di un bordo che permette all’inconscio di operare. L’artista non “si libera” attraverso l’opera: si lega a un dispositivo che gli consente di trattare il proprio reale.


Esempio: Zanzotto e il bordo sonoro

In Zanzotto, il lavoro sul ritmo, sulla frammentazione, sulla proliferazione fonica non è un esercizio stilistico. È un modo di costruire un bordo attorno a un reale che preme. Il ritmo diventa una cornice che permette di far esistere ciò che altrimenti sarebbe puro caos. La lingua, in Zanzotto, non rappresenta: balbetta, si inceppa, si reinventa. È un modo di trattare il reale della parola.


5. L’arte come sapere-fare con il sintomo

Lacan insiste: il sintomo non si interpreta soltanto, si maneggia. L’arte è una forma di sapere-fare con il sintomo. L’artista non guarisce: inventa un modo di trattare ciò che lo abita. L’opera è un dispositivo che permette di dare una forma al proprio rapporto con il reale.


Esempio: le installazioni come dispositivi sintomatici

Molte installazioni contemporanee – da Boltanski a Tino Sehgal – funzionano come dispositivi che mettono in scena un sintomo collettivo: la memoria, la perdita, la ripetizione, la presenza del corpo. Non offrono una soluzione: offrono un modo di stare nel sintomo. L’opera diventa un luogo in cui il soggetto può fare esperienza del proprio reale senza esserne annientato.


Bibliografia 

Testi di Jacques Lacan

- Lacan, J. Scritti. Torino: Einaudi.  

- Lacan, J. Il seminario. Libro XI. I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi. Torino: Einaudi.  

- Lacan, J. Il seminario. Libro VII. L’etica della psicoanalisi. Torino: Einaudi.  

- Lacan, J. Il seminario. Libro XX. Ancora. Torino: Einaudi.  


Commenti e studi lacaniani

- Miller, J.-A. Introduzione alla lettura di Lacan. Torino: Einaudi.  

- Recalcati, M. L’uomo senza inconscio. Milano: Raffaello Cortina.  

- Safouan, M. Lacaniana. Milano: Astrolabio.  


Arte e psicoanalisi

- Didi-Huberman, G. L’immagine aperta. Milano: Raffaello Cortina.  

- Belting, H. Antropologia delle immagini. Carocci.  

- Foster, H. Il ritorno del reale. Postmedia Books.  


Artisti citati

- Crispolti, E. Fontana. Electa.  

- Tomkins, C. Duchamp: A Biography. Henry Holt.  

- Sylvester, D. Interviste con Francis Bacon. Thames & Hudson.  

- Zanzotto, A. Scritti sulla letteratura. Mondadori.  



Crisi dell’ordine simbolico liberale e ritorno del Nome‑del‑Padre

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