giovedì 12 febbraio 2026

Arte e psicoanalisi



Il rapporto tra arte e psicoanalisi, quando viene affrontato dal punto di vista lacaniano, non si fonda sull’idea che l’opera debba essere interpretata o che l’artista sia un soggetto da spiegare. Lacan rovescia la prospettiva: l’artista precede l’analista. Non perché l’artista sia più profondo, ma perché sa fare qualcosa che l’analista non può fare: costruire un dispositivo che cattura il desiderio, lo orienta, lo devia, lo mette in scena senza saturarlo. L’arte non è un sintomo da decifrare, ma un’operazione sul reale.


1. L’arte come operazione sul reale

Per Lacan, il reale è ciò che resiste alla simbolizzazione. L’arte non rappresenta il reale: lo tocca. Lo sfiora attraverso un gesto, un taglio, un ritmo, una forma che non si lascia ridurre al senso. L’opera non è un messaggio, ma un dispositivo che produce effetti.


Esempio: Fontana e il taglio

Il taglio di Lucio Fontana non è un atto iconoclasta. È un’operazione sul reale: introduce un buco nel campo del visibile, un’apertura che non rimanda a un significato nascosto ma a un vuoto strutturale. Il taglio non “dice” l’infinito: lo fa funzionare. È un gesto che mostra il punto in cui la rappresentazione fallisce, e proprio lì produce un effetto di desiderio.


2. L’arte come costruzione dell’oggetto a

L’oggetto a, nella teoria lacaniana, è ciò che causa il desiderio: un resto, un eccesso, qualcosa che non si lascia integrare. L’arte non rappresenta l’oggetto a: lo produce. Lo isola, lo mette in scena, lo fa circolare.


Esempio: Duchamp e il ready-made

Il ready-made non è un gioco concettuale. È un modo di estrarre un oggetto dal circuito dell’uso e del senso, per farlo funzionare come oggetto a. Il pissoir, una volta collocato nel museo, non rappresenta nulla: interroga lo spettatore. Lo costringe a confrontarsi con ciò che nell’oggetto eccede la funzione e l’immagine. Duchamp non crea un’opera: crea un posto per l’oggetto a, un luogo in cui il desiderio si inceppa e riparte.


3. L’arte come montaggio del godimento

Il godimento, per Lacan, non è piacere: è ciò che eccede il principio di piacere, ciò che insiste, ciò che non si lascia addomesticare. L’arte non elimina il godimento: lo organizza. Lo incanala in una forma, lo rende visibile senza saturarlo.


Esempio: Bacon e la carne del godimento

Le figure di Bacon non sono deformazioni espressioniste. Sono corpi attraversati dal godimento, corpi esposti al reale. La carne non è rappresentata: è presentificata. Bacon non mostra un corpo che soffre, ma un corpo preso in un vortice di forze che non si lasciano simbolizzare. L’opera diventa un montaggio del godimento, un dispositivo che permette allo spettatore di avvicinarsi al reale senza esserne travolto.


4. L’arte come invenzione di un bordo

L’arte non è espressione dell’inconscio. È costruzione di un bordo che permette all’inconscio di operare. L’artista non “si libera” attraverso l’opera: si lega a un dispositivo che gli consente di trattare il proprio reale.


Esempio: Zanzotto e il bordo sonoro

In Zanzotto, il lavoro sul ritmo, sulla frammentazione, sulla proliferazione fonica non è un esercizio stilistico. È un modo di costruire un bordo attorno a un reale che preme. Il ritmo diventa una cornice che permette di far esistere ciò che altrimenti sarebbe puro caos. La lingua, in Zanzotto, non rappresenta: balbetta, si inceppa, si reinventa. È un modo di trattare il reale della parola.


5. L’arte come sapere-fare con il sintomo

Lacan insiste: il sintomo non si interpreta soltanto, si maneggia. L’arte è una forma di sapere-fare con il sintomo. L’artista non guarisce: inventa un modo di trattare ciò che lo abita. L’opera è un dispositivo che permette di dare una forma al proprio rapporto con il reale.


Esempio: le installazioni come dispositivi sintomatici

Molte installazioni contemporanee – da Boltanski a Tino Sehgal – funzionano come dispositivi che mettono in scena un sintomo collettivo: la memoria, la perdita, la ripetizione, la presenza del corpo. Non offrono una soluzione: offrono un modo di stare nel sintomo. L’opera diventa un luogo in cui il soggetto può fare esperienza del proprio reale senza esserne annientato.


Bibliografia 

Testi di Jacques Lacan

- Lacan, J. Scritti. Torino: Einaudi.  

- Lacan, J. Il seminario. Libro XI. I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi. Torino: Einaudi.  

- Lacan, J. Il seminario. Libro VII. L’etica della psicoanalisi. Torino: Einaudi.  

- Lacan, J. Il seminario. Libro XX. Ancora. Torino: Einaudi.  


Commenti e studi lacaniani

- Miller, J.-A. Introduzione alla lettura di Lacan. Torino: Einaudi.  

- Recalcati, M. L’uomo senza inconscio. Milano: Raffaello Cortina.  

- Safouan, M. Lacaniana. Milano: Astrolabio.  


Arte e psicoanalisi

- Didi-Huberman, G. L’immagine aperta. Milano: Raffaello Cortina.  

- Belting, H. Antropologia delle immagini. Carocci.  

- Foster, H. Il ritorno del reale. Postmedia Books.  


Artisti citati

- Crispolti, E. Fontana. Electa.  

- Tomkins, C. Duchamp: A Biography. Henry Holt.  

- Sylvester, D. Interviste con Francis Bacon. Thames & Hudson.  

- Zanzotto, A. Scritti sulla letteratura. Mondadori.  



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