Nel lessico lacaniano, l’angoscia non è un’emozione tra le altre, né un semplice segnale di allarme. È, come Lacan ripete più volte, “l’affetto che non inganna”: ciò che emerge quando il soggetto si trova troppo vicino all’oggetto a, quando il velo simbolico non riesce più a schermare il reale. L’angoscia è dunque un indice di verità, un punto in cui il soggetto incontra la propria mancanza e la propria dipendenza dal desiderio dell’Altro.
Se questo è il quadro, diventa interessante interrogare il modo in cui il discorso contemporaneo — che Lacan anticipa come discorso del capitalista — tratta l’angoscia. La tesi che propongo è che la tecnica, nel suo statuto attuale, funzioni come un operatore di negazione dell’angoscia, producendo oggetti che saturano la mancanza e impediscono al soggetto di fare esperienza dell’oggetto a come causa del desiderio.
1. La tecnica come dispositivo di saturazione della mancanza
La tecnica non è più, come nella modernità classica, un insieme di strumenti finalizzati a estendere le capacità umane. Nel contemporaneo essa diventa un ambiente, un regime di funzionamento del legame sociale.
L’oggetto tecnico — dallo smartphone ai sistemi di automonitoraggio, dagli algoritmi predittivi alle piattaforme di intrattenimento — non si limita a rispondere a bisogni: li anticipa, li modella, li produce.
In questo senso, la tecnica opera come un dispositivo di saturazione della mancanza:
- riduce l’esperienza dell’attesa;
- accelera il circuito domanda–soddisfazione;
- promette soluzioni immediate a ogni forma di incertezza;
- trasforma il desiderio in consumo.
Laddove l’angoscia segnala un vuoto, la tecnica offre un oggetto. Laddove l’angoscia apre una domanda, la tecnica propone una risposta. Laddove l’angoscia mette in gioco la mancanza, la tecnica la colma.
2. Il discorso del capitalista e la produzione seriale dell’oggetto a
Lacan formula il discorso del capitalista come una variante del discorso del padrone in cui la castrazione viene bypassata. Il circuito del discorso si chiude su sé stesso, senza perdita.
In questo assetto, l’oggetto a non è più ciò che causa il desiderio, ma ciò che viene prodotto in serie come plusgodere.
L’oggetto tecnico contemporaneo è precisamente questo: un oggetto che promette un godimento immediato, senza mancanza, senza limite, senza resto.
La tecnica diventa così:
- feticcio, che copre la mancanza;
- protesi dell’Io, che illude di poter controllare il reale;
- schermo, che protegge dall’incontro con l’angoscia;
- gadget, che offre un godimento sempre rinnovabile.
Il soggetto non è più convocato a interrogare il proprio desiderio, ma a consumare oggetti che lo sostituiscono.
3. L’angoscia come “bug” da eliminare
Nel discorso contemporaneo, l’angoscia non è più un affetto da ascoltare, ma un errore di sistema.
La cultura della performance, dell’ottimizzazione e dell’automonitoraggio tende a trattare l’angoscia come un malfunzionamento da correggere:
- app per la gestione delle emozioni;
- dispositivi di tracciamento del sonno, del battito, dell’umore;
- algoritmi che anticipano desideri e scelte;
- piattaforme che riempiono ogni vuoto con contenuti.
La tecnica funziona come un farmaco sociale: anestetizza l’angoscia, la dissolve in un flusso continuo di stimoli, dati, notifiche, possibilità.
Ma ciò che viene negato ritorna. E infatti l’angoscia contemporanea non scompare: si diffonde, si opacizza, si somatizza.
Si manifesta come ansia generalizzata, panico senza oggetto, burnout, dipendenze comportamentali, collasso del soggetto sotto l’imperativo del godimento.
4. Il ritorno del reale
Lacan ci ricorda che il reale ritorna sempre.
La tecnica può ritardare l’incontro con l’angoscia, ma non eliminarlo.
Anzi, più la tecnica tenta di saturare la mancanza, più l’angoscia ritorna in forme meno simbolizzabili.
Il compito della clinica, allora, non è opporsi alla tecnica, né demonizzarla, ma riaprire lo spazio della mancanza, restituire all’angoscia la sua funzione di bussola del desiderio.
Si tratta di sottrarre il soggetto alla logica della saturazione e di restituirlo alla possibilità di un incontro con ciò che lo causa.
5. Conclusione
L’oggetto della tecnica, nel discorso contemporaneo, funziona come un operatore di negazione dell’angoscia.
Ma questa negazione non elimina l’angoscia: la sposta, la diffonde, la rende più opaca.
La clinica lacaniana può offrire un contro-discorso: non quello della saturazione, ma quello dell’ascolto; non quello della soluzione, ma quello della domanda; non quello dell’oggetto, ma quello del desiderio.
Bibliografia essenziale
- Lacan, J. Seminario X. L’angoscia. Einaudi.
- Lacan, J. Il rovescio della psicoanalisi. Seminario XVII. Einaudi.
- Lacan, J. “Proposta del 9 ottobre 1967”.
- Miller, J.-A. Il discorso del capitalista.
- Simondon, G. Du mode d’existence des objets techniques. Aubier.
- Stiegler, B. La technique et le temps. Galilée.
- Han, B.-C. La società della stanchezza. Nottetempo.
- Turkle, S. Alone Together. Basic Books.