Un sintomo corporeo privo di una causa organica identificabile mette in crisi l’idea che il corpo sia un semplice organismo regolato da leggi biologiche. Paralisi improvvise, afonie, anestesie, tremori, crisi non epilettiche o disturbi sensoriali che non trovano riscontro negli esami non sono errori diagnostici: sono eventi del corpo. Eventi che eccedono il sapere medico e che non si lasciano ricondurre a una lesione, a un parametro alterato, a un malfunzionamento. La psicoanalisi lacaniana offre una lettura che non riduce questi fenomeni né al piano psicologico né a quello organico, ma li colloca nel punto in cui il corpo incontra il reale del godimento.
Corpo e organismo: due piani distinti
Lacan distingue il corpo dall’organismo. L’organismo è l’insieme delle funzioni biologiche, misurabili e osservabili. Il corpo, invece, è ciò che il linguaggio taglia, nomina, ordina. È un corpo parlato, attraversato dal significante, e proprio per questo esposto a fenomeni che non si lasciano ridurre alla fisiologia. Quando il simbolico vacilla, quando il sapere dell’Altro non tiene, il reale del godimento può manifestarsi come un cedimento motorio, una voce che si spegne, una sensibilità che scompare. Non c’è una causa organica, ma c’è un limite del sapere. Il sintomo funzionale non è un linguaggio alternativo, ma un modo di trattare un eccesso che non trova parola.
La logica dell’isteria: una posizione soggettiva
In questo quadro, la logica dell’isteria diventa centrale. L’isteria non è un insieme di sintomi né una categoria clinica in senso medico. È una posizione soggettiva rispetto al desiderio e al sapere. Il soggetto isterico interroga l’Altro: “Che cosa vuoi da me?”. Lo mette alla prova, lo costringe a dire la verità sul suo desiderio, a rivelare la sua mancanza. Questa interrogazione non è astratta: passa spesso attraverso il corpo. Il sintomo isterico, nella lettura lacaniana, non è un messaggio da interpretare ma un modo di far emergere il punto in cui il sapere dell’Altro fallisce. La paralisi senza lesione, l’afonia improvvisa, la crisi funzionale diventano luoghi in cui il soggetto mostra che l’Altro non sa, che il sapere medico non è totale, che c’è un buco nel discorso.
Conversione: dalla metafora alla scrittura del godimento
Freud aveva descritto la conversione come trasformazione di un conflitto psichico in un sintomo corporeo. Lacan sposta l’accento: non c’è trasformazione, non c’è metafora. C’è una scrittura del godimento sul corpo. Il sintomo non rappresenta nulla: è un reale che insiste. È un modo di localizzare un godimento che non può essere simbolizzato. Per questo non tutti i sintomi funzionali sono isterici. Alcuni appartengono alla logica del psicosomatico, dove il fenomeno è muto, senza dialettica, senza domanda all’Altro. Altri rientrano nei fenomeni del corpo parlante, dove il significante incide direttamente sul corpo. La clinica lacaniana distingue queste logiche senza ridurle l’una all’altra.
Il corpo come luogo del reale
Ciò che accomuna questi fenomeni è che il corpo diventa il luogo in cui il soggetto incontra un reale che non può essere detto. Non è un linguaggio da tradurre, non è un codice da interpretare. È un limite. Un punto in cui il sapere si arresta e il corpo prende il sopravvento. Questa prospettiva permette di sottrarre i sintomi funzionali alla dicotomia psicologico/organico. Non sono “solo psicologici”, non sono “immaginari”, non sono “finti”. Sono reali nel senso più radicale: reali perché non simbolizzabili, reali perché eccedono il sapere, reali perché toccano il corpo là dove il linguaggio non arriva.
Bibliografia essenziale
- S. Freud, Studi sull’isteria.
- S. Freud, Tre saggi sulla teoria sessuale.
- J. Lacan, Seminario X. L’angoscia.
- J. Lacan, Seminario XI. I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi.
-J.-C. Maleval, Logica dell'isteria