Oltre il positivismo: che cosa significa “scienza”?
La questione dello statuto scientifico della psicoanalisi accompagna la disciplina sin dalle sue origini. Valutata secondo i criteri delle scienze naturali — verificabilità empirica, ripetibilità, previsione causale — la psicoanalisi è stata spesso considerata una pratica non scientifica. Ma questa obiezione presuppone una concezione ristretta di scientificità. Freud stesso era consapevole che la psicoanalisi non procede per osservazione diretta, bensì per costruzione teorica a partire dagli effetti dell’inconscio (Freud, Introduzione alla psicoanalisi).
Se si riconosce che esistono scienze non sperimentali — come la logica o una parte della matematica — la psicoanalisi può essere pensata come una scienza logica del reale.
Freud: il sintomo come formazione necessaria
In Freud il sintomo non è un errore da eliminare, ma una formazione necessaria. Nella Psicopatologia della vita quotidiana, Freud mostra come dimenticanze, lapsus e atti mancati obbediscano a una determinazione inconscia. Un soggetto che dimentica sistematicamente un appuntamento decisivo non lo fa per distrazione: la dimenticanza è una soluzione di compromesso a un conflitto.
Il sintomo non è dunque un messaggio da decifrare, ma una risposta strutturata. Come Freud sottolinea più volte, il sintomo è ciò che permette al soggetto di continuare a funzionare, pur al prezzo della sofferenza.
Lacan: il reale come limite del senso
Con Lacan la psicoanalisi si separa definitivamente da ogni psicologia della comprensione. L’inconscio è strutturato come un linguaggio, ma non tutto è simbolizzabile. Nel Seminario XI Lacan introduce il Reale come ciò che resiste alla rappresentazione, “ciò che ritorna sempre allo stesso posto” (Lacan, I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi).
Un esempio clinico ricorrente: un soggetto comprende perfettamente l’origine della propria inibizione — un padre esigente, un ideale irraggiungibile — e tuttavia resta bloccato. Qui emerge il reale: ciò che non si scioglie con il senso.
Psicoanalisi ed ermeneutica clinica: un equivoco persistente
È a questo punto che si apre il nodo del rapporto con l’ermeneutica clinica. Paul Ricoeur ha definito la psicoanalisi come una “ermeneutica del sospetto”, inscrivendola nel campo dell’interpretazione (Ricoeur, Freud e la filosofia). Questa lettura ha avuto grande influenza, ma rischia di produrre un equivoco clinico.
Se la psicoanalisi fosse un’ermeneutica, la cura coinciderebbe con la produzione di senso. La clinica mostra invece che il sintomo persiste anche quando è compreso.
Il limite dell’interpretazione: quando il senso rafforza il sintomo
Lacan è esplicito nel mettere in guardia contro l’eccesso di senso. L’interpretazione analitica non è spiegazione, ma intervento sul significante. Un’interpretazione che “fa capire” può diventare suggestione o pedagogia (Seminario XI).
Un esempio tipico: dire a un soggetto che il suo sintomo “significa” un bisogno d’amore può produrre sollievo, ma anche rafforzare l’identificazione al sintomo. Il senso, anziché dissolvere il problema, può irrigidirlo. Come Lacan afferma nel Seminario XX, il senso è sempre in eccesso rispetto al reale del godimento.
Il reale segue una logica, non una narrazione
Un altro punto di distanza dall’ermeneutica riguarda la ripetizione. Un soggetto cambia relazioni, lavoro, città, ma ritrova sempre la stessa impasse: conflitti con l’autorità, rotture improvvise, esclusioni. L’ermeneutica costruisce una narrazione coerente di questa storia; la psicoanalisi osserva una struttura che si ripete.
La ripetizione non è memoria mal elaborata, ma effetto di una necessità logica. Il reale non è narrabile: ritorna indipendentemente dal racconto che il soggetto fa di sé.
Formalizzare l’impossibile
L’uso lacaniano della logica, della topologia e della matematica non serve a “scientificizzare” la psicoanalisi in senso positivista. Serve a formalizzare l’impossibile. Un nodo borromeo non spiega una storia: mostra una struttura. Come osserva Jacques-Alain Miller, la formalizzazione non produce senso, ma delimita un punto di impossibilità (Miller, Introduzione alla clinica lacaniana).
Una scienza del limite, non del significato
Pensare la psicoanalisi come scienza logica del reale significa sottrarla sia al riduzionismo scientista sia all’ermeneutica generalizzata. La psicoanalisi non è una teoria del significato, ma una pratica che assume il fallimento del senso come dato strutturale.
Come afferma Lacan, “la verità ha struttura di finzione”, ma il reale non si lascia finzionalizzare del tutto. È su questo limite che la psicoanalisi fonda il proprio rigore: una scienza senza garanzia ultima, ma non senza logica.
Bibliografia essenziale
S. Freud, Introduzione alla psicoanalisi, Boringhieri
S. Freud, Psicopatologia della vita quotidiana, Boringhieri
J. Lacan, Scritti, Einaudi
J. Lacan, Il seminario. Libro XI, Einaudi
J. Lacan, Il seminario. Libro XX, Einaudi
P. Ricoeur, Dell' interpretazione. Saggio su Freud, Il Mulino
J.-A. Miller, Introduzione alla clinica lacaniana, Astrolabio
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