Viviamo in un'epoca che ci offre solo due opzioni: da una parte l'individualismo neoliberale, che frantuma ogni legame in nome della competizione; dall'altra i richiami identitari, che promettono appartenenze forti, comunità compatte. Tra atomizzazione e fusione, tra solitudine disperata e comunità soffocante, sembra non esserci alternativa.
È contro questa falsa dicotomia che lo psicoanalista e filosofo argentino Jorge Alemán elabora il concetto di soledad común (solitudine comune), uno dei contributi più originali del pensiero lacaniano alla teoria politica contemporanea. L'apparente ossimoro nasconde una scommessa radicale: è possibile costruire legami emancipatori solo riconoscendo una solitudine costitutiva, strutturale, ineliminabile.
La mancanza che ci accomuna
Per Alemán, formatosi nella tradizione lacaniana, ogni soggetto è strutturalmente "mancante", diviso, impossibilitato a coincidere con se stesso. Non esiste identità piena, Sé trasparente, appartenenza totale. Questa condizione non è un difetto ma la struttura stessa della soggettività umana. Il linguaggio ci costituisce come esseri parlanti e simultaneamente ci divide, ci separa da ogni pienezza. Siamo, costitutivamente, soli con questa divisione.
Ma – ed è qui la svolta politica – questa solitudine non è individualistica. Non è la solitudine dell'homo oeconomicus neoliberale che si immagina autosufficiente. È invece una solitudine comune, condivisa: tutti siamo ugualmente esposti all'impossibilità di una pienezza identitaria. Questa comune esposizione alla mancanza diventa paradossalmente ciò che ci lega. Non condividiamo un'identità positiva, ma una stessa condizione di incompletezza.
Contro due impasse contemporanee
Il neoliberalismo nega questa solitudine comune imponendo il mito dell'individuo autosufficiente, imprenditore di se stesso, totalmente responsabile del proprio destino. La precarietà esistenziale viene privatizzata, trasformata in inadeguatezza personale. Il risultato è una solitudine devastante, competitiva, che isola invece di connettere. Ognuno è solo con il proprio fallimento o successo, e questa solitudine diventa insopportabile proprio perché negata come condizione universale.
Il comunitarismo promette invece di cancellare la solitudine attraverso l'identificazione totalizzante con un gruppo, una nazione, una tradizione. Ma queste comunità "piene" funzionano sempre attraverso l'esclusione violenta di un Altro che minaccia la supposta omogeneità interna. L'identità si costruisce al prezzo della segregazione, dell'intolleranza, della negazione della differenza.
La soledad común propone una terza via: legami che non negano la divisione costitutiva ma la riconoscono come fondamento della possibilità stessa di stare insieme. Non promettiamo di eliminare la solitudine, ma di riconoscerla come condizione condivisa che rende possibile il legame.
Quale politica?
Le implicazioni sono profonde. Una politica fondata sulla "soledad común" rifiuta ogni promessa populista di un popolo-uno, di una volontà generale trasparente, di una comunità riconciliata. Riconosce la democrazia come il regime che istituzionalizza il conflitto, che mantiene aperto lo spazio del disaccordo proprio perché nessuna parte può incarnare la totalità.
Non c'è un soggetto politico già costituito (il popolo, la nazione, la classe) che si esprimerebbe attraverso le istituzioni. C'è invece una pluralità di soggetti divisi, parziali, che devono costantemente negoziare forme di convivenza senza poter contare su un fondamento ultimo che garantisca l'armonia.
Critica anche il liberalismo procedurale che riduce la politica a gestione tecnica negando la dimensione passionale dell'appartenenza. La "soledad común" riconosce il bisogno di legami, identificazioni, ma li pensa sempre come parziali, contingenti, attraversati dalla mancanza. Le nostre identificazioni non possono mai essere totali senza diventare distruttive.
Istituzioni della non-pienezza
Alemán non offre un programma dettagliato, ma alcuni principi emergono:
Protezione senza totalizzazione – Le istituzioni proteggono dalla precarietà senza promettere sicurezza totale che elimini ogni incertezza. Welfare come rete di sicurezza che sostiene senza soffocare.
Riconoscimento strutturale della differenza – Non celebrazione multiculturalista, ma accettazione che le singolarità sono irriducibili. Le istituzioni mediano tra differenze incompatibili senza pretendere sintesi superiori.
Democrazia come processo aperto – Non espressione di una volontà già costituita, ma spazio permanente di negoziazione tra posizioni parziali. Il conflitto non è difetto da superare ma condizione normale della convivenza.
Solidarietà non fusionale– Legami che nascono dal riconoscimento di una vulnerabilità condivisa, non dall'identificazione con un'identità comune. Siamo solidali non perché uguali, ma perché ugualmente esposti alla mancanza, alla precarietà.
Critica del capitalismo come ontologia
Per Alemán il neoliberalismo non è solo politica economica ma dispositivo di produzione di soggettività. Impone forme standardizzate di godimento, modelli preconfezionati di realizzazione, identità consumistiche. Il mercato promette libertà ma offre solo variazioni dello stesso. Il capitalismo va criticato perché blocca l'invenzione singolare, sostituendola col consumo serializzato.
Un'etica per il presente
In un'epoca di polarizzazione crescente, dove le offerte oscillano tra individualismo feroce e identitarismi chiusi, Alemán offre una bussola: pensare il "comune" non come ciò che ci rende identici, ma come ciò che condividiamo nella nostra irriducibile singolarità.
La soledad común non è ottimismo ingenuo né pessimismo cinico. È il realismo di chi sa che non esistono soluzioni definitive, ma che proprio per questo la politica rimane possibile e necessaria. È l'etica di chi rifiuta tanto l'autosufficienza quanto la fusione totale, cercando legami che rispettino la divisione costitutiva del soggetto.
Una solitudine che, proprio perché riconosciuta come universale, cessa di isolare e diventa base di legami più autenticamente democratici. Non la promessa di eliminare la mancanza, ma la possibilità di condividerla senza che diventi insopportabile. Non la comunità piena, ma il comune possibile.
Bibliografia:
Alemán, J. (2012). Soledad: común. Políticas en Lacan. Buenos Aires: Capital Intelectual.
Alemán, J. (2016). Horizontes neoliberales en la subjetividad. Buenos Aires: Grama.
Laclau, E. & Mouffe, C. (2011). Egemonia e strategia socialista. Genova: Il Melangolo.
Žižek, S. (2003). Il soggetto scabroso. Milano: Raffaello Cortina.
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