giovedì 15 gennaio 2026

Globalizzazione e logiche del godimento: una lettura di psicoanalisi politica

La globalizzazione opera come un dispositivo che mette in circolazione il godimento, lo espone e lo moltiplica. Non produce un’unica forma di legame, ma fa coesistere e collidere diverse logiche del godimento: modi strutturali attraverso cui la pulsione viene trattata, rilanciata o contenuta nel legame sociale.

Freud aveva già indicato che ogni civiltà si fonda su una rinuncia pulsionale (Il disagio della civiltà). La globalizzazione segna invece una trasformazione decisiva: il godimento non è più regolato principalmente dal limite simbolico, ma diventa visibile, comparabile, esigibile. Come afferma Lacan, “è dal lato del godimento che il legame sociale trova il suo punto di rottura” (Seminario VII).

La globalizzazione non unifica: espone. E ciò che espone è il godimento dell’Altro.


L’esposizione del godimento dell’Altro

Le piattaforme digitali funzionano come dispositivi di messa in scena del godimento. Il godimento dell’Altro non è più velato, ma continuamente offerto allo sguardo: corpi, ricchezze, libertà, consumi.

Jacques-Alain Miller ha descritto questa configurazione come un’epoca in cui “il godimento non è più mediato dalla Legge, ma reso visibile, disponibile, quasi obbligatorio” (L’Altro che non esiste). L’Altro non opera più come garante simbolico, ma come luogo di un eccesso che il soggetto non riesce a integrare.

Lacan è netto: “Il godimento dell’Altro, quando non è simbolizzato, è ciò che produce angoscia” (Seminario X). La globalizzazione generalizza questa esperienza.


Quattro logiche del godimento


1. Logica dell’illimitazione

È la logica del discorso capitalista. Il godimento non incontra un limite strutturante, ma viene incessantemente rilanciato. Ogni soddisfazione deve fallire per riattivare la domanda.

Miller osserva che qui il Super-Io non proibisce, ma ordina: godere. Il risultato non è piacere, ma una circolarità pulsionale che produce stanchezza, depressione, senso di insufficienza permanente.


2. Logica della saturazione del limite

Qui il godimento passa attraverso la rigidità della Legge. Il limite non regola la pulsione: la chiude. L’identità, la purezza, il sacrificio funzionano come garanzia di un godimento delegato all’Altro.

Néstor Braunstein lo dice senza ambiguità: “Quando il godimento non trova legge, il soggetto si sottomette a una Legge che promette di colmarlo” (Goce).


3. Logica dell’amministrazione del godimento

È la logica tecnocratica. Il godimento viene trattato come una variabile da gestire: sicurezza, efficienza, continuità. Il conflitto non viene simbolizzato, ma neutralizzato.

Jorge Alemán parla di una governance che “trasforma il godimento in una funzione tecnica, svuotando il politico del suo carattere antagonista”.


4. Logica del godimento negativo

Qui il soggetto gode della perdita, del torto subito, dell’indignazione. Il legame si costruisce attraverso il risentimento. L’Altro è insopportabile perché gode “al posto mio”.

Miller ha mostrato che questo godimento è particolarmente tenace: non chiede soluzione, ma reiterazione.


Conclusione

Il conflitto contemporaneo non oppone culture o valori, ma logiche del godimento incompatibili. La violenza emerge quando una logica pretende di eliminare le altre, quando il godimento dell’Altro diventa intollerabile.

Il discorso analitico non propone un nuovo ordine del godimento, ma mantiene aperta la mancanza. È una pratica del limite che non si chiude né nell’illimitazione, né nella Legge assoluta, né nella gestione tecnica.


Bibliografia

  • Freud, S., Il disagio della civiltà
  • Lacan, J., Seminario VII. L’etica della psicoanalisi
  • Lacan, J., Seminario X. L’angoscia
  • Miller, J.-A., L’Altro che non esiste e i suoi comitati di etica
  • Braunstein, N., Goce
  • Alemán, J., Capitalismo. Crimine perfetto o emancipazione?


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