venerdì 16 gennaio 2026

Grande Altro e logica del godimento nella cultura cinese


Comprendere la Cina contemporanea richiede di spostarsi oltre le categorie occidentali di libertà, individuo o mercato. La Cina non è semplicemente un regime autoritario né un capitalismo di Stato: è un regime di godimento specifico, con una propria economia pulsionale. La sua logica non coincide con l’illimitato neoliberale, né con la Legge religiosa, né con la pienezza identitaria eurasiatica. È una logica tecnico‑confuciana, fondata su ordine, armonia e gestione della pulsione attraverso la stabilità.  

In questo senso, la Cina non reprime il godimento: lo amministra, lo incanala, lo rende compatibile con la continuità del corpo sociale.


1. Armonia come forma del godimento

La matrice confuciana non concepisce il soggetto come individuo autonomo, ma come nodo di relazioni. Il desiderio non è un diritto da affermare né un pericolo da reprimere: è un elemento da integrare nell’ordine sociale. Tu Weiming sottolinea che il confucianesimo non mira a sopprimere la pulsione, ma a ritualizzarla, trasformandola in una forza che sostiene la coesione più che l’individualismo.


Tre principi restano decisivi:

- li: la ritualità come regolazione pulsionale  

- he: l’armonia come valore superiore al desiderio individuale  

- ren: l’umanità come limite al godimento egoistico  

Ne deriva un regime di godimento relazionale, non centrato sull’individuo ma sulla continuità del legame sociale.


2. Il Partito come operatore simbolico

Il Partito Comunista Cinese non è soltanto un apparato politico: è un operatore simbolico, un garante del limite. Funziona come una Legge impersonale che assicura prevedibilità, ordine e protezione dal caos. La promessa implicita è chiara: “Tu goditi la stabilità, noi gestiamo il rischio.”

Daniel A. Bell descrive questo modello come una forma di “meritocrazia politica” che produce legittimità non attraverso la partecipazione democratica, ma attraverso la capacità di mantenere prosperità e coesione. Il Partito non chiede obbedienza cieca: chiede affidamento, fiducia nella sua capacità di amministrare la pulsione collettiva.


3. Un capitalismo senza illimitato

La Cina ha costruito un capitalismo senza culto dell’illimitato. Arricchirsi è legittimo, ma non deve minacciare la stabilità; innovare è incoraggiato, ma non l’anarchia del mercato; competere è accettato, ma non l’esibizione narcisistica che destabilizza il corpo sociale.

Yuen Yuen Ang mostra come lo sviluppo cinese sia stato possibile grazie a un equilibrio dinamico tra iniziativa locale e controllo centrale: un capitalismo “a zone”, sperimentale, modulato, lontano sia dal laissez‑faire occidentale sia dal dirigismo sovietico. Quando il godimento diventa eccessivo, il Partito interviene: il caso Jack Ma è solo il più visibile. Il messaggio è costante: “Godere sì, ma non troppo.”


4. Sorveglianza come cura

La sorveglianza algoritmica non è percepita come intrusione, ma come protezione. Byung‑Chul Han osserva che nelle società asiatiche la trasparenza può essere vissuta come armonia, non come violazione: un modo per prevenire il caos, non per controllare l’individuo.  

Il controllo diventa così una forma di cura collettiva: meno rischio significa più stabilità, e più stabilità significa più possibilità di godere. È un godimento “freddo”, tecnico, che produce tranquillità e continuità.


5. Il godimento della continuità

L’Occidente gode dell’evento, della rottura, dell’innovazione permanente. La Cina gode della continuità: della lunga durata, della stabilità, della prevedibilità. Il tempo cinese non è accelerato, ma estensivo; non è orientato alla discontinuità, ma alla sedimentazione.

Giovanni Arrighi interpreta la traiettoria cinese come un ritorno a una lunga tradizione di centralità economica e culturale, più che come imitazione dell’Occidente. Il godimento non è nell’intensità, ma nella durata.


6. La Cina come Altro del godimento occidentale

Per l’Occidente, la Cina è perturbante perché mostra un godimento senza libertà individuale, senza colpa performativa, senza illimitato, senza populismo.  

Žižek suggerirebbe che la Cina incarna un godimento “non isterico”: non fondato sulla mancanza, ma sulla gestione tecnica della pulsione, sulla continuità più che sull’eccesso.

La Cina non è l’anti‑Occidente: è un Altro del godimento, un modo diverso di trattare la pulsione e l’angoscia.


Bibliografia 

- Tu Weiming – Confucian Thought  

- Daniel A. Bell – The China Model  

- Byung‑Chul Han – La società della trasparenza  

- Giovanni Arrighi – Adam Smith in Beijing  

- Yuen Yuen Ang – How China Escaped the Poverty Trap  

- Slavoj Žižek – Living in the End Times  


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