Il Destino (Al Qadar) nella Religione Islamica. Una lettura psicoanalitica
Dal punto di vista psicoanalitico lacaniano, il concetto di destino (qadar) nell’Islam può essere letto attraverso la dialettica tra il Simbolico, l'Immaginario e il Reale, nonché attraverso la questione del desiderio, del significante padrone (S1) e del soggetto barrato ($).
1. Il Destino come Significante Padrone (S1)
Nell’Islam, il qadar rappresenta una struttura fondativa del senso, un significante che ordina il reale e attribuisce una direzione all’esistenza. In termini lacaniani, possiamo dire che il destino assume la funzione di S1, il significante padrone che struttura il discorso e garantisce una coerenza all'Altro.
- "Tutto è scritto nel Libro di Allah" può essere letto come un’affermazione che stabilisce un ordine simbolico rassicurante, che previene l'angoscia del soggetto di fronte alla contingenza dell’esistenza.
- Questo S1 (qadar) permette di leggere gli eventi della vita come parte di un disegno ordinato, limitando il rischio di un incontro troppo traumatico con il Reale.
2. Il Reale e la Contingenza: il Destino come Risposta alla Causalità
Lacan distingue tra necessità, contingenza e impossibile. Il qadar islamico cerca di chiudere l’accesso alla contingenza sostenendo che nulla avviene per caso, ma tutto è parte del piano divino.
- Il soggetto è così preservato da un vuoto di senso, evitando l’incontro con l’assenza di una causa ultima.
- Tuttavia, questo stesso ordine può generare un eccesso di senso, un sovraccarico simbolico che rischia di negare l’apertura del soggetto al desiderio.
Qui vediamo un paradosso:
- Da un lato, l’Islam afferma che l’essere umano è responsabile delle proprie azioni.
- Dall’altro, tutto è già scritto.
Questa tensione può essere letta come la tensione strutturale tra il soggetto barrato ($), diviso tra il proprio desiderio e il significante dell’Altro, e il fantasma di una totalità simbolica.
3. Il Qadar come Metafora del Nome-del-Padre
Se leggiamo il qadar come un Nome-del-Padre (Nom-du-Père), esso si presenta come una garanzia simbolica che organizza la soggettività.
- Il Nome-del-Padre introduce la Legge, che nel contesto islamico si manifesta nella shari’a, una struttura che guida il soggetto nella sua relazione con il mondo e con il desiderio.
- Tuttavia, questo Nome non è mai del tutto stabile: la differenza tra scuole teologiche (Mutaziliti, Ashariti, Maturiditi) mostra che vi è sempre una tensione tra un Nome-del-Padre rigido e determinista e un Nome-del-Padre che lascia spazio al desiderio e alla responsabilità soggettiva.
Dove questa funzione si irrigidisce, si può assistere a una cristallizzazione del soggetto nel Simbolico, con un annullamento della sua posizione desiderante. Dove, invece, il Nome-del-Padre si apre a un certo grado di flessibilità, può emergere un soggetto capace di assumere il proprio desiderio senza annullarlo nella volontà divina.
4. Destino e Godimento: tra Sottomissione e Jouissance
L’Islam significa letteralmente "sottomissione" (a Dio). Questa sottomissione può essere letta in chiave lacaniana come una dialettica con il godimento (jouissance).
- Se il qadar è l'S1 che struttura l'ordine simbolico, esso può anche funzionare come un limite al godimento, ponendo delle regole che regolano l’accesso al desiderio.
- Tuttavia, questa regolazione del godimento può assumere due forme:
- Una forma simbolica e pacificante → Dove il soggetto assume il proprio rapporto con la Legge senza un eccesso di senso.
- Una forma di godimento nell'atto stesso della sottomissione → Dove la sottomissione al destino diventa una forma di godimento paradossale, come nel caso di alcuni discorsi fatalisti o fondamentalisti, dove l'obbedienza assoluta diventa essa stessa un godimento.
5. Il Destino come Fantasma e la Dialettica del Desiderio
Nel discorso del musulmano credente, il qadar può anche funzionare come un fantasma che protegge il soggetto dall'angoscia del desiderio.
- Il soggetto può dire: "Non sono io a scegliere, è Allah che decide."
- Questo può essere rassicurante, ma può anche funzionare come una negazione del desiderio soggettivo, spostando la responsabilità dell’azione sull’Altro divino.
Lacan direbbe che questa posizione può essere un modo per evitare il "non c’è Altro dell’Altro", ovvero la mancanza strutturale che caratterizza il grande Altro. Ma se tutto è già scritto, non c’è spazio per la mancanza e quindi nemmeno per il desiderio.
Tuttavia, questa posizione non è assoluta: la teologia islamica mantiene uno spazio di scelta (specialmente nelle correnti mutazilite e maturidite), permettendo al soggetto di abitare il proprio desiderio senza dissolverlo nell’onnipotenza divina.
Conclusione: il Destino tra Simbolico, Reale e Immaginario
Possiamo quindi leggere il qadar come una tensione tra tre registri:
- Simbolico → Il qadar come significante padrone (S1), che struttura il discorso e fornisce un ordine.
- Immaginario → L’idea rassicurante di un Dio che guida tutto, che può però diventare un fantasma che soffoca il desiderio.
- Reale → L’angoscia della contingenza, che il discorso religioso cerca di velare, ma che riemerge sempre nei momenti di crisi.
Il destino islamico, quindi, può essere visto come un modo di trattare il Reale attraverso il Simbolico, ma il suo rapporto con il desiderio rimane ambiguo: può aprire alla responsabilità soggettiva o può funzionare come un fantasma che protegge dall’angoscia della libertà.
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