giovedì 7 maggio 2026

Monoteismo e teologia dell'irrapresentabile Una lettura con risonanze lacaniane

I. Il Dio che si sottrae

Il monoteismo, nelle sue tre grandi espressioni abramitiche, non è semplicemente la riduzione degli dèi a uno. È qualcosa di strutturalmente più radicale: è l'istituzione di un principio divino che eccede ogni rappresentazione. Là dove il politeismo popola il mondo di figure — dèi con volti, genealogie, passioni — il monoteismo introduce una rottura: il divino non è una figura tra le altre, ma ciò che non può essere figurato.

Questo tratto è esplicito già nell'interdizione mosaica delle immagini (Es 20,4): «Non ti farei idolo né immagine alcuna». Ma va molto oltre il divieto cultuale. È un'affermazione ontologica: Dio è ciò di cui non si può fare immagine perché eccede ogni ordine dell'immagine.¹

II. La struttura del Nome

Nell'episodio del roveto ardente (Es 3,14), alla domanda di Mosè — chi devo dire che mi manda? — la risposta è grammaticalmente abissale: אֶהְיֶה אֲשֶׁר אֶהְיֶה (Ehyeh asher ehyeh), tradizionalmente reso «Io sono colui che sono», ma più letteralmente: sarò ciò che sarò.

Questo Nome non è un nome. È una tautologia che si sottrae alla predicazione. Non dice cosa è Dio, ma istituisce uno spazio vuoto attorno a cui ruota ogni discorso teologico. Il Tetragramma YHWH — irrapresentabile, impronunciabile, sostituito nella liturgia con Adonai o semplicemente HaShem (il Nome) — è il significante per eccellenza di questa sottrazione.²

Qui la risonanza lacaniana diventa inevitabile.

III. Il Grande Altro e il Dio monoteista

Lacan definisce il Grande Altro (l'Autre) come il luogo del codice, il tesoro dei significanti, l'istanza simbolica che precede e costituisce il soggetto. Ma il Grande Altro è strutturalmente incompleto: non c'è meta-linguaggio, nessun significante può significare se stesso, e la celebre formula — A barrato (Ⱥ) — esprime esattamente questo: l'Altro non esiste, nel senso che non è garantito da nessun fondamento esterno.³

Ora, il Dio monoteista compie un'operazione speculare. La teologia negativa — da Maimonide a Meister Eckhart, da Pseudo-Dionigi a Ibn Arabi — formula sistematicamente l'apofatismo: di Dio non si può dire cosa è, ma solo cosa non è. Ogni predicato positivo è inadeguato. Dio non è buono come gli uomini sono buoni; non è potente come i re sono potenti. La trascendenza assoluta svuota ogni categoria.⁴

Il Dio apofatico è, strutturalmente, un significante senza significato: un nome che non rimanda a nessun referente descrivibile, ma che funziona — esattamente come il Nome-del-Padre lacaniano, il cui potere non dipende dall'esistenza reale di un padre, ma dalla sua funzione simbolica di ancoraggio.

IV. Il Reale, l'idolo e il feticcio

La distinzione lacaniana tra Immaginario, Simbolico e Reale offre una griglia per rileggere la critica monoteista all'idolatria.

L'idolo è un Dio immaginario: ha volto, forma, presenza. È catturato nell'ordine speculare. La critica biblica all'idolatria — il Salmo 115, la satira deuteroisaiana («hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono») — è precisamente la critica di chi confonde il Reale con l'Immaginario, chi pretende di imbrigliare l'assoluto in una figura.

Il Dio monoteista, invece, è strutturalmente sul lato del Reale: ciò che resiste a ogni simbolizzazione, che non si lascia catturare né nell'immagine né nel concetto. L'esperienza mistica — la nube del non-sapere di Gregorio di Nissa, il nada nada nada di Giovanni della Croce — è il tentativo di mantenersi fedeli a questo Reale senza ridurlo.⁵

Ma qui si apre un paradosso che la teologia conosce bene: il Reale non può essere detto, ma deve essere detto. La liturgia, la scrittura, la teologia sono impossibili e necessarie allo stesso tempo. Come il soggetto lacaniano che non può dire se stesso ma non può non parlare di sé.

V. Il sacrificio come struttura

Il monoteismo abramitico è attraversato dalla scena del sacrificio. Abramo e Isacco (Aqedah), la Pasqua, l'Espiazione (Yom Kippur), e nella cristologia la croce — tutto orbita attorno a una logica sacrificale che Lacan leggerebbe come la gestione del debito simbolico verso l'Altro.

In psicoanalisi, il sacrificio ha la struttura di un'offerta all'Altro per ottenerne qualcosa — l'amore, il riconoscimento, la garanzia. Ma se l'Altro è barrato, incompleto, se Dio tace (il silenzio divino di Giobbe, l'Elì Elì lamà sabactàni della croce), allora il sacrificio non ottiene risposta. L'offerta cade nel vuoto.⁶

Questo vuoto non è però nichilismo. È, in senso lacaniano, la condizione della libertà del soggetto: finché l'Altro risponde, il soggetto è servo. Quando l'Altro tace, il soggetto è abbandonato — ma in quell'abbandono c'è qualcosa come la responsabilità. Kierkegaard lo sapeva: Abramo non riceve garanzie. Agisce nell'assenza di risposta.⁷

VI. Monoteismo e soggetto moderno

Non è un caso che la nascita del soggetto moderno — il cogito cartesiano, l'autocoscienza hegeliana, il soggetto kantiano — sia avvenuta nell'orizzonte culturale del monoteismo. Il Dio che non può essere rappresentato lascia uno spazio vuoto che il soggetto viene ad abitare.

Lacan lo dice esplicitamente: il soggetto della psicoanalisi è il soggetto della scienza, e il soggetto della scienza è il soggetto del cogito, e il cogito è la versione secolare dello spazio lasciato aperto dal Dio irrapresentabile.⁸

Il monoteismo, svuotando il mondo di dèi — la Entzauberung (disincanto) di cui parla Weber — non ha creato solo il vuoto del nichilismo. Ha creato la condizione strutturale perché il soggetto si costituisca nell'assenza di garanzie.⁹

VII. Il Nome oltre il Nome

C'è una tradizione mistica — nella Qabbalah, nell'esicasmo, nel sufismo — che va oltre il Tetragramma, oltre ogni nome. L'Ein Sof cabalistico («senza fine») non è un nome di Dio: è il rifiuto di nominare. Il tassello finale che chiude il sistema è un tassello vuoto.¹⁰

In termini lacaniani: se il Nome-del-Padre è il significante che garantisce la catena simbolica, Ein Sof è il punto in cui la catena riconosce il proprio limite, in cui il Simbolico si affaccia sul Reale e vi riconosce la propria origine e il proprio abisso.

La teologia dell'irrapresentabile non è, dunque, teologia negativa nel senso di una teologia incompiuta. È una teologia che ha compreso la propria struttura: si può parlare di Dio solo a partire dal posto in cui Dio manca.

E forse, questo è anche il posto da cui parla il soggetto.

«Dio è inconscio» — J. Lacan, Séminaire XI (1964)

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1 Sul divieto delle immagini nel giudaismo e le sue implicazioni teologiche, cfr. M. Halbertal – A. Margalit, Idolatry, Harvard University Press, Cambridge (MA) 1992, pp. 37–66.

2 Per un'analisi filologica di Es 3,14 e le sue interpretazioni, cfr. W.H.C. Propp, Exodus 1–18 (Anchor Bible), Doubleday, New York 1999, pp. 224–228.

3 J. Lacan, Il Seminario. Libro XI. I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi (1964), Einaudi, Torino 2003, pp. 195–210. Sulla struttura del Grande Altro, cfr. anche S. Žižek, Il sublime oggetto dell'ideologia, Verso, Londra 1989, tr. it. Ponte alle Grazie, Milano 2014.

4 Maimonide, Guida dei perplessi, I, 50–60, tr. it. a cura di M. Zonta, UTET, Torino 2003. Cfr. anche Meister Eckhart, Sermoni tedeschi, a cura di M. Vannini, Adelphi, Milano 2002.

5 Gregorio di Nissa, Vita di Mosè, II, 162–169, tr. it. Città Nuova, Roma 1984. Giovanni della Croce, Salita del Monte Carmelo, II, 4–7, in Opere, OCD, Roma 1979.

6 Cfr. J. Lacan, Il Seminario. Libro X. L'angoscia (1962–63), Einaudi, Torino 2007, lezione del 5 dicembre 1962, sulla logica del sacrificio come dono all'Altro.

7 S. Kierkegaard, Timore e tremore (1843), tr. it. di F. Fortini, Edizioni di Comunità, Milano 1948 (poi Feltrinelli, Milano 2006).

8 J. Lacan, La scienza e la verità (1966), in Scritti, vol. II, Einaudi, Torino 2002, pp. 855–877.

9 M. Weber, Il senso della «avalutatività» delle scienze sociologiche ed economiche (1917), ora in Il metodo delle scienze storico-sociali, Einaudi, Torino 1958. Cfr. anche C. Taylor, Il disagio della modernità, Laterza, Roma-Bari 1994.

10 G. Scholem, Le grandi correnti della mistica ebraica (1941), tr. it. Einaudi, Torino 1993, pp. 205–243 (cap. su Ein Sof e le Sefirot).

Bibliografia

Fonti primarie

Bibbia di Gerusalemme, EDB, Bologna 2009.

Giovanni della Croce, Opere complete, OCD, Roma 1979.

Gregorio di Nissa, Vita di Mosè, tr. it. Città Nuova, Roma 1984.

Kierkegaard, S., Timore e tremore (1843), tr. it. Feltrinelli, Milano 2006.

Lacan, J., Scritti, 2 voll., Einaudi, Torino 2002.

Lacan, J., Il Seminario. Libro X. L'angoscia (1962–63), Einaudi, Torino 2007.

Lacan, J., Il Seminario. Libro XI. I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi (1964), Einaudi, Torino 2003.

Maimonide, Guida dei perplessi, tr. it. a cura di M. Zonta, UTET, Torino 2003.

Meister Eckhart, Sermoni tedeschi, tr. it. a cura di M. Vannini, Adelphi, Milano 2002.

Pseudo-Dionigi l'Areopagita, Tutte le opere, tr. it. a cura di P. Scazzoso, Rusconi, Milano 1981.

Studi critici

Badiou, A., Saint Paul. La fondation de l'universalisme, PUF, Paris 1997.

Balmès, F., Dieu, le sexe et la vérité, Érès, Toulouse 2007.

Caputo, J.D., The Mystical Element in Heidegger's Thought, Fordham University Press, New York 1986.

Halbertal, M. – Margalit, A., Idolatry, Harvard University Press, Cambridge (MA) 1992.

Idel, M., Kabbalah. New Perspectives, Yale University Press, New Haven 1988.

Lévinas, E., Totalità e infinito. Saggio sull'esteriorità (1961), tr. it. Jaca Book, Milano 1980.

Marion, J.-L., Dio senza essere (1982), tr. it. Jaca Book, Milano 1987.

Milbank, J., Teologia e teoria sociale (1990), tr. it. Vita e Pensiero, Milano 2010.

Propp, W.H.C., Exodus 1–18 (Anchor Bible), Doubleday, New York 1999.

Ricoeur, P., Finitudine e colpa (1960), tr. it. il Mulino, Bologna 1970.

Scholem, G., Le grandi correnti della mistica ebraica (1941), tr. it. Einaudi, Torino 1993.

Taylor, C., Il disagio della modernità (1991), tr. it. Laterza, Roma-Bari 1994.

Weber, M., Il metodo delle scienze storico-sociali, Einaudi, Torino 1958.

Žižek, S., Il sublime oggetto dell'ideologia (1989), tr. it. Ponte alle Grazie, Milano 2014.

Žižek, S. – Milbank, J., The Monstrosity of Christ, MIT Press, Cambridge (MA) 2009.


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