giovedì 7 maggio 2026

Violenza sulle donne e crisi del patriarcato: una lettura psico‑sociologica orientata dalla psicoanalisi

La violenza maschile sulle donne rappresenta oggi uno dei punti più critici del legame sociale. La sua persistenza non può essere compresa né come residuo arcaico di un ordine patriarcale tradizionale né come semplice espressione patologica individuale. Essa si colloca piuttosto nel punto d’incrocio tra trasformazioni del discorso sociale e logiche inconsce del soggetto, là dove il patriarcato, pur indebolito nelle sue forme istituzionali, continua a operare come fantasma. La psicoanalisi, con la sua attenzione alla mancanza, al desiderio e al fallimento del simbolico, offre strumenti decisivi per leggere questo fenomeno, purché integrata con una prospettiva sociologica capace di cogliere le mutazioni del potere e delle forme del legame.


1. Il patriarcato come dispositivo simbolico e materiale

Il patriarcato non è riducibile a un sistema di dominio maschile. È un dispositivo simbolico che per secoli ha organizzato la differenza sessuale, distribuendo ruoli, funzioni e poteri. In termini lacaniani, esso ha funzionato come impalcatura del Nome‑del‑Padre, cioè come struttura che introduce limite, interdizione e separazione. Lacan afferma che “la funzione del padre è quella di nominare la Legge” (Seminario XVII, 1969‑70), indicando che il patriarcato ha svolto storicamente una funzione di regolazione del desiderio e della mancanza.


Sul piano sociologico, il patriarcato ha prodotto asimmetrie materiali: dipendenza economica femminile, controllo del corpo, esclusione dai luoghi decisionali. Bourdieu ha mostrato come il dominio maschile si inscriva nei corpi e negli habitus, diventando “una violenza simbolica che si esercita con la complicità di chi la subisce” (La domination masculine, 1998). Il patriarcato è dunque un regime discorsivo che articola insieme inconscio e istituzioni.


2. La crisi del patriarcato: evaporazione del limite e disorientamento maschile

La contemporaneità non è caratterizzata da un patriarcato intatto, bensì da un patriarcato in crisi. La figura simbolica del padre – non il padre reale, ma la funzione che introduce la legge – ha perso consistenza. Lacan parla di “evaporazione del padre” (Scritti, 1966), indicando il declino della funzione simbolica che per secoli ha organizzato il legame sociale. Parallelamente, la donna ha acquisito autonomia economica, sessuale e affettiva; i ruoli di genere non sono più garantiti da alcuna tradizione condivisa; l’uomo non dispone più di un posto simbolico predefinito.


Questa crisi produce un effetto paradossale: la violenza non è il residuo del patriarcato, ma il sintomo del suo crollo. Quando un ordine simbolico si sgretola, il soggetto tenta di restaurarlo attraverso l’atto, cioè attraverso una risposta immaginaria e forzata al venir meno della legge. L’atto violento diventa così un tentativo di ristabilire un ordine perduto, non più sostenuto dal discorso sociale.


3. Il patriarcato interiorizzato: il fantasma sopravvive alla trasformazione sociale

Il declino del patriarcato istituzionale non comporta automaticamente la dissoluzione del fantasma patriarcale che struttura il desiderio maschile. Molti uomini continuano a organizzare la propria economia libidica secondo coordinate che non trovano più riscontro nella realtà sociale: la donna come oggetto di conferma narcisica, la relazione come possesso, la libertà femminile come minaccia, la separazione come annientamento.


Freud aveva già indicato che il rapporto con la donna è attraversato da ambivalenza e angoscia: “L’uomo teme la donna come portatrice della castrazione” (Totem e tabù, 1913). Lacan radicalizza questa intuizione affermando che “la donna non esiste” come significante universale (Seminario XX, 1972‑73), cioè che il desiderio femminile sfugge a ogni codifica simbolica. Il patriarcato ha storicamente fornito una risposta immaginaria a questo enigma: la donna è “mia”, il suo desiderio è subordinato, la sua mancanza è colmata dal ruolo. Quando questa risposta crolla, l’enigma riemerge in forma nuda, non mediata.


4. L’enigma del desiderio femminile e il ricorso all’atto

La violenza è spesso un tentativo di saturare l’enigma del desiderio femminile. L’atto violento mira a ridurre l’Altro a oggetto, a eliminare la sua opacità, a negare la sua libertà. Lacan afferma che “l’atto è ciò che il soggetto compie quando non può più sostenersi del significante” (Seminario XV, 1967‑68). La violenza è dunque un linguaggio senza parole, un modo di abolire la mancanza nell’Altro che in realtà è la propria.


5. Il discorso capitalista come acceleratore della crisi

Il patriarcato tradizionale era un discorso del limite. Il capitalismo contemporaneo è un discorso dell’illimitato: prestazione, consumo, trasparenza, immediatezza. Lacan definisce il discorso capitalista come un discorso che “gira troppo bene” e che “espelle la castrazione” (Intervento di Milano, 1972). Questo produce effetti specifici sulla soggettività maschile: la mancanza è negata, ma ritorna come angoscia; la relazione è sostituita dalla prestazione; il corpo femminile è mercificato; l’uomo fragile è esposto a un immaginario di potenza irraggiungibile.


Il capitalismo non sostituisce il patriarcato: lo destabilizza, lo svuota, lo rende più fragile e più violento.


6. Conclusione: la violenza come sintomo del vuoto simbolico

La violenza sulle donne è il sintomo di un vuoto simbolico: il patriarcato non regge più, il capitalismo non offre nuovi simboli, la differenza sessuale non ha più un luogo, la mancanza non è più trattata dal discorso. Il soggetto è lasciato solo con il proprio fantasma. La questione non è restaurare il patriarcato né abolire la differenza, ma costruire nuove forme simboliche del legame, capaci di sostenere l’alterità senza trasformarla in dominio.


Bibliografia essenziale


- Bourdieu, P. (1998). La domination masculine. Paris: Seuil.  

- Freud, S. (1913). Totem e tabù. Opere, vol. 7. Torino: Bollati Boringhieri.  

- Illouz, E. (2012). Why Love Hurts. Cambridge: Polity.  

- Lacan, J. (1966). Scritti. Torino: Einaudi.  

- Lacan, J. (1969‑70). Il Seminario. Libro XVII. Il rovescio della psicoanalisi. Torino: Einaudi.  

- Lacan, J. (1972‑73). Il Seminario. Libro XX. Ancora. Torino: Einaudi.  

- Miller, J.-A. (2005). L’Altro che non esiste e i suoi comitati etici. Roma: Astrolabio.  

- Han, B.-C. (2010). La società della stanchezza. Roma: Nottetempo.


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