In Lacan, l’Altro (A) non è solo un’altra persona. È un luogo simbolico: quello da cui proviene il linguaggio, la Legge, il desiderio.
È lo spazio che ci precede, in cui entriamo come soggetti e che ci permette di parlare, pensare, amare, ma anche di essere desiderati e comandati.
📖 L’Altro come luogo del linguaggio
Quando parliamo, non inventiamo le parole. Le prendiamo da A, da ciò che ci è stato trasmesso.
Anche il nostro modo di dire “io” viene da lì.
A è la struttura dell’ordine simbolico, il deposito della lingua, della cultura, del sapere condiviso.
👶 Un bambino dice “papà” perché lo ha sentito dire. Il suo pensiero nasce già immerso nelle parole dell’Altro.
💭 L’Altro come luogo del desiderio
“Il desiderio è il desiderio dell’Altro” – dice Lacan.
Vuol dire che desideriamo guardando il desiderio di A. Cerchiamo di capire cosa l’Altro vuole da noi, oppure desideriamo ciò che lui sembra desiderare.
👦 L’adolescente che si chiede: “Chi devo essere per essere amato?”
In realtà sta chiedendo: “Che cosa vuole A da me?”
Il desiderio non nasce dentro di me in modo puro, ma si struttura nella relazione con questo campo dell’Altro.
⚖️ L’Altro come luogo della Legge
L’Altro è anche ciò che pone i limiti.
Introduce il “No”, separa il bene dal male, stabilisce la Legge.
È il punto da cui arriva la castrazione simbolica, cioè il taglio che rende possibile desiderare.
Lacan lo collega al Nome-del-Padre (𝑁𝑃): il significante che istituisce la Legge simbolica e interrompe il godimento totale, dando spazio a un desiderio umano.
Ⱥ – L’Altro non è completo
Per Lacan, l’Altro manca: è barrato, scritto così → Ⱥ.
Non ha tutte le risposte, non sa tutto, non possiede un senso pieno.
🎭 Quando il soggetto scopre che l’Altro non è onnipotente – come accade, ad esempio, nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza – allora può iniziare a desiderare in proprio, non più solo come risposta.
Questa mancanza non è una mancanza da colmare, ma una condizione strutturale: senza Ⱥ non c’è soggetto, ma solo funzionamento.
💰 Il tempo del discorso capitalista
Nel discorso dominante di oggi, quello che Lacan chiama discorso capitalista ♻️, l’Altro perde funzione.
Non vieta, non guida, non pone domande. Offre oggetti da godere, soluzioni rapide, prestazioni da ottimizzare.
♻️ È un circuito chiuso, che aggira la mancanza.
Il soggetto non incontra più Ⱥ, ma solo un Altro che propone godimento senza limite.
Risultato? Il desiderio si spegne. Resta solo il bisogno, o l’angoscia.
🌱 Spunto finale
Il soggetto si costruisce rispondendo all’Altro, ma si umanizza solo quando scopre che l’Altro è mancante.
La sfida oggi è trovare spazi in cui Ⱥ possa riemergere, e con esso il desiderio – singolare, non standardizzato – di ciascuno.
Nessun commento:
Posta un commento