lunedì 13 ottobre 2025

Lacan e Jung: due vie dell’inconscio


La psicoanalisi nasce da una scoperta sconvolgente di Sigmund Freud: l’uomo non è padrone in casa propria.
Ciò che pensa di controllare — desideri, pensieri, affetti — è mosso da una forza inconscia che parla attraverso sogni, sintomi e lapsus.
Da questa scoperta si dipartono due grandi vie: quella di Carl Gustav Jung, che cerca armonia e trasformazione, e quella di Jacques Lacan, che mette al centro la mancanza e il linguaggio.


1. Freud: il conflitto e il desiderio

Per Freud, l’inconscio non è una dimensione spirituale o collettiva, ma un campo di forze in lotta.
Le pulsioni sessuali e aggressive vengono rimosse dalla coscienza, ma continuano a vivere nell’inconscio, trasformandosi in sintomi o fantasie.
Freud non vede nella psiche una via alla totalità, bensì un teatro di conflitti.

La cura analitica, per lui, non guarisce integrando, ma rendendo consapevole la divisione.
L’obiettivo non è la pace interiore, ma la possibilità di vivere con meno autoinganno, accettando la propria parziale verità.


2. Jung: la via del simbolo e della totalità

Jung, allievo di Freud nei primi anni, si separa presto dal maestro.
Pur riconoscendo la scoperta dell’inconscio, la interpreta in modo più ampio e spirituale.
Introduce il concetto di inconscio collettivo, popolato da archetipi universali: l’Ombra, l’Eroe, la Madre, il Vecchio Saggio.

Per Jung, i sogni e i simboli non esprimono solo desideri rimossi, ma movimenti dell’anima che mirano alla totalità.
La psiche tende spontaneamente alla riconciliazione degli opposti, in un processo che chiama individuazione.
Attraverso il confronto con i propri simboli interiori, il soggetto si trasforma, integrando gli aspetti oscuri e riconoscendo il Sé come principio di ordine e senso.

In questa prospettiva, la guarigione coincide con una trasformazione simbolica: comprendere il significato profondo dei sogni e dei miti per diventare più completi.
L’analisi è dunque un cammino verso la pienezza, non la gestione del conflitto.


3. Lacan: la via del linguaggio e della mancanza

Lacan, invece, si definisce il “ritorno a Freud”.
Ma il suo ritorno è radicale: rilegge Freud alla luce della linguistica, della filosofia e della logica.
Per lui, l’inconscio è strutturato come un linguaggio.
Non è popolato da archetipi o simboli universali, ma da significanti che determinano il soggetto.

Il desiderio, per Lacan, nasce dal vuoto che il linguaggio produce.
Ogni parola rimanda a un’altra, e il soggetto è preso in questa catena di senso mai completa.
L’Io, che per Jung può maturare verso il Sé, è per Lacan un’immagine immaginaria, costruita nello stadio dello specchio.

Il vero soggetto è altrove: è diviso tra ciò che dice e ciò che lo fa parlare.
L’analisi non serve a integrare, ma a decentrare: a far emergere il desiderio inconscio e la mancanza strutturale che ci costituisce.
Non si tratta di guarire trovando un’unità, ma di assumere la propria divisione e abitare il desiderio in modo più autentico.


4. Freud tra Jung e Lacan

Freud rompe con Jung quando capisce che l’allievo vuole spiritualizzare la psicoanalisi.
Per Freud, la libido resta sessuale e conflittuale, non una forza cosmica o religiosa.
Teme che l’idea di Sé e di totalità trasformi la psicoanalisi in una forma di gnosi, perdendo il suo legame con la realtà psichica e con il corpo.

In questo senso, Freud è più vicino a Lacan: entrambi mantengono il nucleo tragico della psicoanalisi, il riconoscimento della mancanza e del desiderio come forze mai del tutto conciliabili.
Lacan radicalizza Freud, portando la psicoanalisi nel linguaggio e mostrando che il soggetto non è mai intero, ma sempre parlato dall’Altro.


5. Due etiche, due destini

  • Jung propone una psicologia della trasformazione simbolica: la guarigione passa dall’integrazione degli opposti e dal senso ritrovato.
  • Lacan, in linea con Freud, parla di un’etica del desiderio: la verità non è nell’armonia, ma nel riconoscimento della mancanza che ci spinge a vivere e a parlare.

Entrambi aprono vie di conoscenza, ma divergono radicalmente sull’esito:
per Jung, il compimento; per Lacan, la parola che non si chiude mai.



Bibliografia essenziale

  • Freud, S. (1900). L’interpretazione dei sogni.
  • Jung, C.G. (1954). Psicologia e alchimia; (1958) Aion. Ricerche sul simbolismo del Sé.
  • Lacan, J. (1966). Écrits; (1953–1964) Seminari I–XI.
  • Fink, B. (1995). The Lacanian Subject.
  • Evans, D. (1996). An Introductory Dictionary of Lacanian Psychoanalysis.







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