domenica 28 settembre 2025

Anatomia della distruttività umana


Parlare di distruttività significa interrogarsi su ciò che, nell’essere umano, eccede la semplice difesa della vita. Non è solo aggressività istintiva: è anche odio, crudeltà, guerra, violenza cieca. Per comprenderne l’“anatomia”, possiamo passare da Freud, che ne individua la radice pulsionale, a Fromm, che ne legge la dimensione storico-sociale, fino a Lacan, che ci offre una bussola per cogliere come la distruttività si inscriva nella struttura del soggetto.


Freud: la pulsione di morte

Freud, in Al di là del principio di piacere (1920), introduce l’idea che accanto a Eros vi sia Thanatos: una pulsione di morte che spinge ogni organismo a ritornare all’inorganico. L’aggressività non è solo difesa, ma spinta radicale alla distruzione. In Il disagio della civiltà (1930), Freud mostra come la società sia costretta a contenerla con leggi, norme morali e sublimazioni. La distruttività, in questa prospettiva, è inevitabile: al massimo si può regolare.


Fromm: la distruttività come prodotto sociale

Fromm, in Anatomia della distruttività umana (1973), contesta l’idea freudiana di una pulsione innata. Distingue tra aggressività benigna (difensiva, vitale) e aggressività maligna (specificamente umana, gratuita, non orientata alla sopravvivenza). Quest’ultima, secondo Fromm, nasce in contesti di alienazione, oppressione, società necrofile. La distruttività è quindi storicamente variabile: dipende dal tipo di organizzazione sociale.


Lacan: l’aggressività come struttura

Lacan, nel saggio Aggressività in psicoanalisi (1948), sposta il discorso: la distruttività non è né un istinto naturale (alla Freud) né solo un prodotto sociale (alla Fromm), ma una conseguenza della struttura immaginaria del soggetto.

  • Immaginario: nello stadio dello specchio il bambino si riconosce in un’immagine unitaria, ma sperimenta l’altro come rivale. La relazione con il simile è segnata da aggressività e gelosia.
  • Simbolico: il linguaggio e la Legge possono trasformare la violenza in parola, in conflitto regolato. L’autorità simbolica (il Nome-del-Padre) non elimina l’aggressività, ma la incanala.
  • Reale: resta un nucleo irriducibile che sfugge a ogni mediazione. Quando il simbolico crolla, la distruttività appare in forma pura: guerre, genocidi, odio cieco.

Per Lacan, dunque, la distruttività appartiene alla condizione stessa del soggetto, che è sempre diviso e in rapporto competitivo con l’altro.


Autorità, famiglia e società

La gestione della distruttività passa attraverso le forme dell’autorità. Non un’autorità repressiva (che può generare più violenza), ma un’autorità simbolica che introduca limiti e regole riconosciute. La famiglia, ad esempio, è il primo luogo in cui il bambino incontra la Legge. Quando manca questa mediazione, l’aggressività resta allo stato immaginario e può degenerare in violenza.

Qui Lacan incontra, in modo diverso, le analisi della Scuola di Francoforte: Adorno e Horkheimer mostrarono come società autoritarie o eccessivamente repressive favoriscano esplosioni di violenza. Lacan, tuttavia, vede nel simbolico non solo repressione, ma possibilità di trasformazione.


Distruttività e ideologia

Slavoj Žižek, lacaniano e critico della società contemporanea, sottolinea come oggi la distruttività venga catturata dall’ideologia. L’aggressività immaginaria viene incanalata verso nemici simbolici, trasformando la rabbia in odio politico o in violenza verbale online. Qui si vede come il reale del godimento ritorni sotto forma di polarizzazione e di esclusione dell’altro.

Fromm aveva già notato che l’alienazione sociale produce distruttività; Lacan, integrato da Žižek, ci permette di capire come questa alienazione trovi vie di espressione attraverso l’odio simbolico, alimentato dai discorsi dominanti.


Conclusione: contenere, non eliminare

Freud ci ricorda che la distruttività è radicata nell’inconscio; Fromm che essa è amplificata o ridotta dalle condizioni sociali; Lacan che la sua forma dipende dalla struttura del soggetto e dal funzionamento dei registri.

Non esiste eliminazione della distruttività. Ciò che è possibile è:

  • simbolizzarla, trasformandola in parola, narrazione, creazione;
  • regolarla con istituzioni autorevoli, non solo repressive;
  • incanalarla in pratiche culturali, politiche e sociali che la trasformino in conflitto produttivo anziché in guerra cieca.

La distruttività è parte dell’umano, ma la sua anatomia mostra che esistono vie di trasformazione.


Bibliografia essenziale

  • Freud S. (1920), Al di là del principio di piacere.
  • Freud S. (1930), Il disagio della civiltà.
  • Lacan J. (1948), Aggressività in psicoanalisi, in Scritti.
  • Lacan J. (1966), Scritti.
  • Fromm E. (1973), Anatomia della distruttività umana.
  • Žižek S. (1994), The Metastases of Enjoyment.
  • Horkheimer M., Adorno T.W. (1947), Dialettica dell’Illuminismo.





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