La dislessia è spesso interpretata come un ostacolo alla lettura e alla scrittura. Tuttavia, ridurla a un semplice deficit rischia di trascurare le risorse cognitive e creative che possono emergere. Parlare di dislessia oggi significa riconoscere non solo le difficoltà, ma anche la pluralità della mente e i diversi modi in cui un soggetto può apprendere, pensare e conoscere.
Il dono e il vantaggio
Ronald Davis (1994), con Il dono della dislessia, ha evidenziato come la mente dislessica funzioni spesso per immagini, offrendo una visione d’insieme e una capacità di collegare idee lontane. Brock e Fernette Eide (2011), con Il vantaggio della dislessia, descrivono i profili cognitivi M.I.N.D. (Materiale, Interconnessione, Narrazione, Dinamico), che includono abilità nel manipolare oggetti e spazi, intuire collegamenti complessi, creare narrazioni e immaginare scenari futuri. La difficoltà nella lettura diventa così un indicatore di stili cognitivi alternativi, non di incapacità.
Gardner e le intelligenze multiple
La teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner (1983) è una cornice utile per comprendere questa pluralità. Esistono diverse intelligenze: linguistica, logico-matematica, musicale, spaziale, corporeo-cinestetica, naturalistica, interpersonale e intrapersonale. Tutte possono manifestarsi nei soggetti dislessici come risorse alternative al canale linguistico.
In particolare, l’intelligenza intrapersonale (consapevolezza di sé) e quella interpersonale (sensibilità agli altri) aiutano i ragazzi a sviluppare strategie di apprendimento e relazioni efficaci. Ma anche le altre forme di intelligenza possono emergere: la spaziale facilita l’orientamento e il problem solving; la corporeo-cinestetica permette di apprendere attraverso il movimento; la musicale supporta il ritmo e la memoria sonora; la logico-matematica consente di risolvere problemi astratti, anche se la lettura è lenta o faticosa.
📌 Esempio: un bambino che fatica a leggere un testo di scienze può invece costruire un modellino funzionante, dimostrando comprensione attraverso l’intelligenza spaziale e corporea.
Bruner e i codici di rappresentazione
Jerome Bruner (1966) propone un approccio complementare, concentrandosi sui modi in cui la conoscenza viene rappresentata:
1. Esecutivo – apprendere facendo, attraverso l’azione;
2. Iconico – apprendere tramite immagini e simboli visivi;
3. Simbolico – apprendere tramite linguaggio e simboli astratti, come la scrittura.
La difficoltà nel canale simbolico scritto tipica della dislessia può essere compensata dai canali esecutivo e iconico. In sintesi: Gardner descrive chi sei e quali talenti possiedi, Bruner descrive come apprendi. Insieme, offrono una cornice utile per valorizzare le diverse modalità di apprendimento dei dislessici.
La psicoanalisi: soggettività e linguaggio
La psicoanalisi aggiunge un livello di comprensione del soggetto: la dislessia non è solo tecnica, ma riguarda anche il rapporto con il linguaggio e l’Altro. Le lettere possono confondersi, ma proprio da questa difficoltà nasce un modo originale di stare con la parola.
📌 Esempio: un adolescente che evita la lettura può eccellere in laboratorio teatrale o in attività narrative, trasformando il linguaggio in voce, gesto e ritmo. L’ascolto psicoanalitico valorizza la soggettività: non mira a “normalizzare”, ma a riconoscere i percorsi individuali di conoscenza, desiderio e apprendimento.
Educazione e clinica in dialogo
La clinica lavora su più livelli: valutazione globale, interventi educativi personalizzati, laboratori creativi, supporto emotivo e coordinamento multidisciplinare. Combinare strumenti compensativi con attività pratiche e ascolto psicologico produce risultati più duraturi.
📌 Esempio: un ragazzo con difficoltà di lettura può valorizzare il disegno tecnico, la narrazione orale o altre intelligenze, integrando risorse cognitive, emotive e relazionali.
Conclusione
Guardare la dislessia come pluralità della mente significa superare la visione riduttiva del deficit. Gardner e Bruner offrono strumenti complementari per riconoscere talenti e stili di apprendimento diversi, mentre la psicoanalisi ci ricorda l’importanza della soggettività. Educazione e clinica possono così accompagnare ogni soggetto nel proprio modo unico di conoscere, apprendere e desiderare, trasformando la dislessia in un’occasione di crescita e scoperta.
Bibliografia essenziale
Davis, R. (1994). Il dono della dislessia. Milano: Macro Edizioni.
Eide, B., & Eide, F. (2011). Il vantaggio della dislessia. Milano: Franco Angeli.
Gardner, H. (1983). Frames of Mind: The Theory of Multiple Intelligences. New York: Basic Books.
Bruner, J. (1966). Toward a Theory of Instruction. Cambridge, MA: Harvard University Press.
Foschi, R., & Rota, S. (2010). Psicoanalisi e difficoltà di apprendimento. Milano: Franco Angeli.
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