L’anoressia nervosa è comunemente descritta come un disturbo dell’alimentazione caratterizzato da restrizione calorica significativa, perdita di peso e, nella forma classica, paura intensa di ingrassare. Secondo il DSM-5, questi criteri sono necessari per la diagnosi di anoressia nervosa (AN). Tuttavia, esistono casi in cui il soggetto limita drasticamente il cibo senza manifestare paura di aumentare di peso: in questi casi il DSM-5 utilizza le categorie di OSFED (Other Specified Feeding or Eating Disorder) o il disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo (ARFID). Dal punto di vista medico, la restrizione calorica grave comporta rischi significativi: squilibri elettrolitici, alterazioni cardiache, osteoporosi e insufficienza organica richiedono monitoraggio clinico e intervento tempestivo.
Il sintomo come atto soggettivo
La psicoanalisi insegna che l’anoressia non è solo un problema di nutrizione o di peso. Il digiuno diventa un atto che parla, un modo per il soggetto di affermare la propria posizione rispetto all’Altro. Fin dai primi scambi con la madre, il cibo rappresenta cura e amore. Rifiutarlo può significare: “Non prendo nulla da te, non ti do la soddisfazione di nutrirmi”. Lacan parla di posizione anoressica, cioè un modo in cui il soggetto si sottrae al godimento dell’Altro e cerca di delimitare uno spazio autonomo sul proprio corpo.
Un esempio quotidiano: un’adolescente rifiuta la cena preparata dalla madre, non perché ha paura di ingrassare, ma perché desidera afferrare il controllo assoluto sul proprio corpo. In analisi, riferisce che “saltare il pasto la fa sentire forte, indipendente”, ma ammette anche sensazioni di vuoto e mancanza di energia. Questo equilibrio tra padronanza e vuoto è tipico della posizione anoressica.
Corpo, immagine e linguaggio
Il corpo non è solo organismo biologico, ma corpo parlato, inscrivibile nei registri simbolico e immaginario. La società contemporanea, con i modelli estetici e la pressione costante sulle immagini del corpo, aumenta il rischio che il corpo diventi oggetto di controllo e messaggio piuttosto che spazio soggettivo. Il gesto di svuotare il corpo, quindi, non è semplicemente una questione di peso: è un modo per sottrarsi allo sguardo altrui.
Strutture cliniche e varianti
L’anoressia non coincide con una sola struttura psichica:
Isterica: il rifiuto del cibo è simbolico, un modo per dire all’Altro “guarda cosa sto facendo”.
Ossessiva: rigore e rituali alimentari, il digiuno serve a ridurre l’angoscia e mantenere controllo.
Psicotica: il cibo può essere percepito come intrusivo o persecutorio; il rifiuto non ha mediazione simbolica.
Questa trasversalità mostra che la posizione anoressica attraversa strutture diverse, assumendo significati differenti a seconda del soggetto.
Desiderio, godimento e vuoto
Rifiutare il cibo significa spesso sottrarsi al desiderio dell’Altro, ma in questo atto si genera anche un vuoto interiore: annullando il rapporto con il cibo, il soggetto rischia di svuotare anche la propria capacità di desiderare. Un caso clinico: una giovane donna, in analisi, racconta che saltare i pasti la fa sentire potente, ma contemporaneamente percepisce isolamento e apatia. La cura psicoanalitica cerca di offrire uno spazio in cui questo “no” possa essere ascoltato, simbolizzato e gradualmente trasformato in una possibilità di desiderio positivo.
Cura e implicazioni cliniche
Sul piano medico, la priorità è proteggere la salute fisica: monitoraggio del peso, degli elettroliti e della funzione cardiaca; intervento ospedaliero se necessario. La psicoanalisi non sostituisce la cura medica, ma la integra: ascoltando il sintomo, si permette al soggetto di articolare il proprio rapporto con il desiderio e di ritrovare uno spazio soggettivo oltre il corpo svuotato. La famiglia, spesso coinvolta, diventa parte del campo simbolico entro cui il sintomo si manifesta, non un elemento da colpevolizzare.
Conclusione
L’anoressia non è solo un disturbo alimentare: è un sintomo che parla, un messaggio sul rapporto con l’Altro, il corpo e il desiderio. La lettura psicoanalitica, integrata con la medicina e i criteri diagnostici del DSM-5, invita a non fermarsi al peso o alla restrizione calorica, ma ad ascoltare ciò che il corpo dice. Solo restituendo parola al sintomo si apre la possibilità di trasformare il “no” radicale al cibo in un “sì” alla vita e al desiderio.
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