mercoledì 17 settembre 2025

Disturbi dell’adattamento: una lettura integrata


Il disturbo dell’adattamento, come lo definisce il DSM-5, nasce da una reazione sproporzionata a uno stressor riconoscibile: un lutto, una separazione, un licenziamento, un trasferimento. I sintomi si collocano a metà strada tra una risposta “normale” e un disturbo strutturato (come la depressione maggiore o il disturbo d’ansia). La psicoanalisi lacaniana, però, ci invita a spostare lo sguardo: più che soffermarsi sulla misura della reazione, si tratta di interrogare il rapporto soggettivo con l’Altro e con il significante che l’evento mette in crisi.


L’adattamento e il desiderio

In termini psicoanalitici, il termine “adattamento” è ambiguo. Non si tratta semplicemente di conformarsi a una nuova situazione esterna, ma di come il soggetto riarticola il proprio desiderio di fronte a un cambiamento che intacca le coordinate simboliche su cui si reggeva. Lacan insiste sul fatto che il soggetto non è mai pienamente “adattato” al mondo: vive sempre in un certo scarto, determinato dal desiderio inconscio. Quando un evento stressante obbliga a una ristrutturazione rapida (perdita di un ruolo, rottura di un legame, cambiamento improvviso), questo scarto può diventare sintomatico.


L’evento come rottura del Nome-del-Padre

Un esempio: un uomo perde il lavoro dopo vent’anni di impiego stabile. Il DSM parla di umore depresso, insonnia, irritabilità. La psicoanalisi aggiunge: il licenziamento ha incrinato il significante che dava sostegno alla sua posizione soggettiva, quello del “padre di famiglia che provvede”. In termini lacaniani, è il Nome-del-Padre (il significante che ordina il desiderio e lo lega alla Legge simbolica) che viene messo in questione. Non è tanto l’assenza di reddito a creare il sintomo, ma il crollo della scena simbolica che fondava la sua identità.


Tra eccitazione e depressione

Lacan descrive le reazioni soggettive al trauma e allo stress come oscillanti tra due poli: eccitazione (angoscia, agitazione, acting out) e depressione (ritiro, abbattimento, melanconia). Nei disturbi dell’adattamento osserviamo proprio questa dinamica: il soggetto non riesce a elaborare un nuovo significante che lo collochi, e resta sospeso tra un eccesso di tensione e un vuoto di senso.

Un’adolescente che, dopo il divorzio dei genitori, manifesta ribellione a scuola e comportamenti oppositivi, non esprime soltanto “ansia e rabbia”: mette in scena la caduta di un riferimento simbolico — la coppia genitoriale come garanzia di stabilità — e cerca di inventare, a modo suo, una nuova posizione soggettiva.


La questione del tempo

Il DSM stabilisce il limite di sei mesi per la remissione dei sintomi. La psicoanalisi, invece, non misura il tempo in mesi ma nel ritmo dell’elaborazione soggettiva. Alcuni riescono a riarticolare rapidamente il proprio desiderio dopo una perdita; altri restano a lungo prigionieri di un significante caduto. Ad esempio, una donna che dopo un trasferimento di città non riesce a inserirsi socialmente può non soffrire tanto del cambiamento pratico, quanto della perdita del legame con un Altro che la riconosceva. Il tempo clinico necessario è quello per trovare un nuovo punto d’appoggio simbolico, non quello fissato dalle classificazioni.


Trattamento: dal sostegno al desiderio

In chiave lacaniana, l’obiettivo non è “riportare il soggetto alla normalità” né insegnargli strategie di coping, ma accompagnarlo a produrre un nuovo legame tra il proprio desiderio e la catena significante.

  • Con il padre licenziato, il lavoro analitico può consistere nell’interrogare l’identificazione al ruolo lavorativo e aprire uno spazio dove emerga ciò che resta del suo desiderio al di là del lavoro perduto.

  • Con l’adolescente oppositiva, non si tratta di reprimere i comportamenti ma di ascoltarli come messaggi rivolti all’Altro, segni di una ricerca di collocazione simbolica.

  • Con la donna che si sente spaesata dopo il trasferimento, il sintomo non è “ansia sociale”, ma il segnale di un legame con l’Altro che si è spezzato: la clinica apre la possibilità di rintracciare nuove modalità di appartenenza.


Conclusione

Il disturbo dell’adattamento, letto con Lacan, non è una semplice “reazione sproporzionata” a un evento, ma il punto in cui un soggetto è chiamato a reinventare il proprio legame con l’Altro, spesso nel vuoto lasciato da un significante caduto. La clinica non mira a riportarlo a una stabilità presunta, ma a sostenerlo nel processo di riscrittura del proprio posto simbolico, là dove l’Altro non gli offre più garanzie.



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