giovedì 1 maggio 2025

Dal velo di Maya all’oggetto a: Schopenhauer, Freud e Lacan


1. La frattura con l’ottimismo idealista

Arthur Schopenhauer si forma nel cuore della filosofia tedesca post-kantiana, ma il suo pensiero si sviluppa in radicale opposizione a quella corrente. Fichte, Schelling e soprattutto Hegel avevano costruito sistemi filosofici che leggevano la storia come sviluppo progressivo dello Spirito. La realtà era razionale, la ragione era totalizzante, e il negativo (il dolore, la morte, il male) era inglobato in una visione conciliatoria.

Schopenhauer rompe con tutto ciò: la realtà non è razionale, la storia non ha senso, e l’essere umano è mosso da una forza cieca e irrazionale. Prendendo da Kant la distinzione tra fenomeno e noumeno, egli identifica il noumeno non con un principio divino o morale, ma con una Volontà oscura, senza scopo, che si manifesta in ogni essere vivente come desiderio incessante, sofferenza, pulsione di vita e di morte.

2. Il mondo come volontà: dolore e desiderio

Nel Mondo come volontà e rappresentazione, Schopenhauer descrive la condizione umana come tragica: siamo immersi nella rappresentazione, illusi dai sensi e dal principio di individuazione (spazio-tempo), ma nel profondo siamo Volontà che vuole e non sa perché. La vita è sofferenza, perché desiderare significa mancare, e il soddisfacimento è solo una pausa prima di un nuovo desiderio.

Questa visione anticipa molti temi che saranno al centro della riflessione moderna: la scissione del soggetto, la negatività strutturale del desiderio, l’illusorietà del senso, l’estetica come sollievo momentaneo. Ma è con Freud che questa ontologia del desiderio assume una forma clinica e psichica.

3. Freud: dall’inconscio alla pulsione di morte

Freud eredita da Schopenhauer l’intuizione che l’uomo non è padrone in casa propria, che dietro il pensiero cosciente agiscono forze cieche e contraddittorie. L’inconscio freudiano è popolato da desideri, rimozioni, pulsioni che sfuggono al controllo razionale.

Come la Volontà in Schopenhauer, anche l’inconscio freudiano è ripetizione, compulsione, desiderio che non trova pace. Freud introduce la nozione di pulsione di morte, una tendenza autodistruttiva che riporta al cuore negativo della volontà schopenhaueriana: non vogliamo vivere, vogliamo semplicemente volere, anche contro noi stessi.

La differenza fondamentale è che Freud storicizza queste forze nel contesto del soggetto moderno, della sessualità, della civiltà. Ma l’eredità schopenhaueriana è profonda: non siamo razionali, e la felicità non è il nostro destino.

4. Lacan: Das Ding e il reale come mancanza

Con Lacan, il confronto si fa ancora più diretto. Nella sua rilettura freudiana, Lacan riporta il desiderio al centro dell’inconscio, ma lo articola linguisticamente. Il soggetto si costituisce nel linguaggio, e il desiderio nasce dalla mancanza strutturale generata dal significante.

Lacan riprende da Freud l’idea di Das Ding, la “Cosa” originaria, inattingibile, oggetto perduto che motiva il desiderio ma non può mai essere colmato. Questo “oggetto” è affine alla Volontà schopenhaueriana: una presenza oscura, radicalmente estranea, che abita il soggetto senza identificarsi con la sua coscienza.

L’oggetto a, teorizzato da Lacan come causa del desiderio, è l’eredita trasformata di quella Volontà cieca: non ciò che vogliamo, ma ciò che ci fa volere. Lacan, come Schopenhauer, rifiuta ogni fondazione razionale o armonica del soggetto. L’essere umano è mancanza, scarto, sconnessione.

5. Conclusione: una genealogia del negativo

Schopenhauer apre una linea di pensiero che attraversa tutto il pensiero moderno non idealista: la scoperta che l’uomo è mosso dal desiderio, non dalla ragione, che la verità non redime, e che la mancanza è costitutiva del soggetto.

Freud fa di questa mancanza una teoria dell’inconscio. Lacan la trasforma in una struttura simbolica. Tutti e tre, però, rifiutano l’ottimismo razionalista e aprono la via a un pensiero tragico, clinico, reale.

Una linea, insomma, che va dal dolore della volontà alla mancanza del desiderio, e che continua a interrogare la condizione umana ben oltre la modernità.


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