1. L’Altro come totalità sovradeterminante
La soggettività russa si è storicamente costituita in rapporto a un Altro simbolico vissuto come assoluto, sovradeterminante e spesso opaco, di cui si cerca il riconoscimento e a cui ci si sacrifica. Questo Altro ha avuto molte figure: Dio, lo Zar, il Popolo, il Partito, la Nazione. Ma in tutti i casi, non è un Altro barrato, mancante, come in alcune declinazioni del pensiero occidentale moderno: è un Altro che vuole tutto, che pretende godimento, corpo, parola, obbedienza, sacrificio.
La famosa frase di Lacan “il desiderio dell’Altro è il desiderio del soggetto” (Seminario XI) trova qui una variazione: in Russia, l’Altro non desidera, esige. E il soggetto non interpreta il desiderio dell’Altro, come nell’isteria occidentale, ma si conforma ad esso, o vi si annulla.
2. Eccesso del Simbolico e godimento sacrificale
Nella cultura russa, come osserva Berdjaev, “lo spirito russo ama l’infinito, l’indefinito, l’apocalittico... è incapace di accontentarsi di una forma finita di esistenza” (1923). Questo orientamento alla totalità si può leggere come ipertrofia del Simbolico, come una Legge sacralizzata, che schiaccia il soggetto e rende l’esistenza una missione, un destino da assumere, non da negoziare.
L’ideologia sovietica ha secolarizzato questa struttura, sostituendo Dio con il Popolo o il Partito. Ma la dinamica è rimasta: l’Altro che gode del soggetto attraverso il lavoro, il sacrificio, la dedizione. Il soggetto sovietico è un oggetto per l’Altro, e spesso si glorifica proprio in quanto tale: il martire, l’eroe, il poeta perseguitato sono figure centrali.
3. La rimozione della psicoanalisi e l’inconscio imperiale
Aleksandr Etkind (2011) parla di “inconscio imperiale”: un dispositivo psichico e storico in cui la Russia colonizza sé stessa, e in cui la repressione della psicoanalisi (vietata sotto Stalin) corrisponde a una rimozione della divisione soggettiva. Il trauma non è simbolizzato, ma mitizzato: la sofferenza si trasforma in epopea, la perdita in mito nazionale. La jouissance (il godimento) si lega alla patria martire, alla soggettivazione come offerta.
Anche nei modelli culturali contemporanei, come nota Marina Arutyunyan (2021), il trauma storico non si elabora come mancanza, ma si struttura come godimento collettivo. La guerra, la sanzione, la crisi diventano prove di una verità assoluta.
4. Discorso capitalista e sintomi nuovi
Oggi, tuttavia, la soggettivazione russa non può dirsi pura: è attraversata da elementi del discorso capitalista, secondo la definizione lacaniana (Seminario XVII). In esso, il soggetto non interroga l’Altro, ma consuma, si offre alla catena della produzione e del godimento, è funzione, resto, scarto.
Nella Russia post-sovietica, questa struttura si combina con l’ideologia restaurativa: Putin come Nome-del-Padre e CEO del godimento nazionale, garante di una verità patriottica che si esprime attraverso esibizione, militarismo, controllo e godimento mediatico. Il soggetto non parla, è parlato da un discorso che lo colloca come funzione dell’Altro.
5. Struttura lacaniana: né isterico, né del tutto capitalista
Il soggetto russo non è strutturalmente “isterico” come quello moderno occidentale. Nell’isteria il soggetto si pone come mancante di fronte all’Altro, interroga il suo desiderio, lo destabilizza. In Russia, l’Altro è troppo pieno per essere interrogato, e il soggetto si costruisce più come servo fedele o come oggetto del suo godimento.
Ma non è nemmeno pienamente “capitalistico” nel senso lacaniano: nella Russia di oggi l’economia di mercato convive con il culto dell’ideale, e l’autorità non si è dissolta nel management, come in Occidente, ma si è divinizzata.
6. Variazioni e faglie
Tuttavia, anche in questo mito esistono scarti, fenditure, resistenze soggettive. La letteratura, il dissenso, la clinica marginale — ma anche il desiderio migrante — portano tracce di soggettivazioni alternative, forme di domanda che si aprono alla mancanza, che interrogano l’Altro invece di servirlo. È qui che può emergere una soggettivazione isterica latente, o addirittura una soggettivazione propriamente etica, nel senso lacaniano: non fondata sul sapere dell’Altro, ma sul proprio desiderio.
Conclusione: soggettivazioni in tensione
La soggettivazione russa oscilla tra discorso del padrone e discorso capitalista, tra mitologia nazionale e godimento contemporaneo. Il soggetto, qui, non nasce dalla mancanza ma dal sacrificio, dalla fedeltà, dall’identificazione con l’Idea. Ma proprio per questo, in una società globalizzata e affetta da crisi, nuove faglie si aprono: il mito può scricchiolare, la funzione del soggetto può diventare domanda, il godimento può trasformarsi in sintomo.
Bibliografia essenziale
- Lacan, J. (1973). Il Seminario, Libro XI: I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi. Einaudi.
- Lacan, J. (1972). Il Seminario, Libro XVII: Il rovescio della psicoanalisi. Einaudi.
- Berdjaev, N. (1923). La concezione di Dostoevskij. San Paolo Ed.
- Etkind, A. (2011). Internal Colonization: Russia’s Imperial Experience. Polity Press.
- Arutyunyan, M. (2021). Seminari clinici e teorici in ambito lacaniano russo.
- Žižek, S. (2006). The Parallax View. MIT Press.
- Byung-Chul Han (2010-2022). La società della trasparenza, La società della stanchezza, Psicopolitica. Nottetempo.
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