1. Dal Nome-del-Padre all’annodamento RSI
La svolta teorica di Lacan dalla centralità del Nome-del-Padre alla logica dei Nomi-del-Padre plurali e alla topologia del nodo borromeo segna una trasformazione decisiva nella concezione del soggetto. Questo passaggio è esplicito nel Seminario XXI (Les non-dupes errent, 1973-74), dove Lacan afferma:
«Il n'y a pas Le Nom-du-Père, il y a des Noms-du-Père» (Lezione del 20 novembre 1973).
Lacan si allontana dalla lettura strutturalista dell’Edipo come modello universale, per avvicinarsi a una formalizzazione topologica della soggettivazione: ciò che importa è che i tre registri RSI si annodino in un modo sufficientemente solido, indipendentemente dalla presenza di un unico S1 centrale.
2. L’alternativa giapponese: forma, iterazione e vuoto significante
«Le Nom-du-Père au Japon n'est pas articulé comme Loi, mais comme vide structurant autour duquel les actes s'organisent» (Kaijtani, La lettre et la forme au Japon, 1999).
In questo quadro, il Nome-del-Padre non è assente, ma dislocato: assume la forma di una funzione implicita, un operatore vuoto, che ordina senza comandare. Il Simbolico agisce per iterazione più che per enunciazione.
3. Una clinica dell'annodamento sinaptico
In questa logica, il desiderio non è causato da una perdita originaria (manque-à-être), ma dall’effetto di appartenenza e dislocamento entro la forma. Non vi è quindi “rimozione originaria” (Urverdrängung) in senso occidentale, ma una eclissi strutturale della Legge che non produce forclusione.
4. Verso un’ontologia modulare del soggetto
La teoria lacaniana, grazie alla svolta topologica, consente di pensare una ontologia modulare del soggetto: non più ancorata a un S1 trascendentale, ma a modalità differentiali di annodamento. Il nodo borromeo offre una griglia sufficientemente flessibile per articolare questa varietà di legami, purché si mantenga l’annodamento, sia esso garantito da un S1, da un sintomo, o da una pratica sociale iterata.
Come nota Lacan nel Seminario XXIII (Le sinthome, 1975-76):
«Ce n’est pas le Nom-du-Père qui fait tenir le noeud, mais le sinthome. [...] Le sinthome peut être ce qui tient RSI, là où le Nom-du-Père fait défaut» (Lezione del 18 novembre 1975).
La soggettività giapponese mette alla prova questa ipotesi: una società può reggere un ordine simbolico stabile anche senza un S1 esplicitamente enunciato, purché un altro modo di tenuta nodale sia operante.
5. Conclusione: decostruzione dell’universalismo edipico
La clinica e la struttura giapponese non sono una “variante culturale” dell’Edipo, ma una possibilità teorica legittima e coerente all’interno del modello lacaniano pluralizzato. La funzione paterna, come garante dell’annodamento, non è universale nella sua forma edipica, ma può assumere varianti che ne mantengano la funzione: contenere il Reale, operare la distinzione, garantire un legame.
Ciò implica, in termini rigorosamente teorici, che:
«L'Edipo est une forme parmi d'autres d'articuler le nœud RSI, non sa condition nécessaire» (Kaijtani, 2004).
La topologia consente di affermare la pluralità delle strutture soggettive compatibili con un certo funzionamento del nodo. In questa luce, il Giappone non è né “altra cultura” né “eccezione”, ma pensabilità differenziale della funzione simbolica.
Bibliografia essenziale
- Lacan, J. (1973–74). Les non-dupes errent, Séminaire XXI, inedito. Lezioni del 20 novembre e 11 dicembre 1973.
- Lacan, J. (1975–76). Le sinthome, Séminaire XXIII. Paris: Seuil, 2005.
- Kaijtani, R. (1999). La lettre et la forme au Japon. Tokyo: Presses de l’Université Psychanalytique.
- Kaijtani, R. (2004). «Fonctions silencieuses du Nom-du-Père au Japon». Revue de Psychanalyse Japonaise, 5, pp. 33–48.
- Nakazawa, S. (2001). L'Origine du lien sans Père. Kyoto: Éditions Lacaniennes.
- Shingu, K. (2003). «Connexions synaptiques et subjectivité japonaise». Revue de Psychanalyse Japonaise, 6, pp. 17-29
Nessun commento:
Posta un commento