sabato 16 agosto 2025

🌗 Disturbo bipolare: una lettura diversa con Lacan

Quando sentiamo parlare di disturbo bipolare pensiamo subito alle oscillazioni tra mania e depressione.

La psichiatria moderna lo descrive come una malattia caratterizzata da fasi di umore opposto: da un lato l’euforia incontenibile, dall’altro la tristezza profonda.

👉 Ma in psicoanalisi lacaniana le cose si guardano in un altro modo.
Per Lacan, non esistono malattie psichiche definite solo da sintomi: esistono soggetti con un rapporto singolare al linguaggio, al desiderio e al godimento.


📌 1. Non “una malattia”, ma un modo di stare nel mondo

Per la psichiatria classica, il bipolare è un disturbo unitario che si cura con farmaci stabilizzatori dell’umore.
Per Lacan, invece, queste oscillazioni sono l’effetto di come un soggetto riesce – o non riesce – a trovare un appoggio simbolico per regolare il proprio rapporto con il reale.

Esempio: due persone diagnosticate come “bipolari” possono vivere storie totalmente diverse. Una può essere un nevrotico che alterna slanci creativi e cadute depressive; un’altra può essere un soggetto psicotico che si difende dalla caduta nel vuoto con momenti maniacali.


⚡ 2. La mania: l’eccesso senza limite

La fase maniacale è caratterizzata da energia senza sosta, pensieri veloci, senso di onnipotenza.
In Lacan, questo può essere letto come un momento in cui il soggetto si lascia travolgere da un godimento senza più il freno del simbolico.

Esempio: un paziente racconta di aver dipinto giorno e notte senza dormire, convinto di dover “salvare il mondo” con la sua arte. Non c’è più spazio per il desiderio, ma solo per l’urgenza del godimento.


🌑 3. La depressione: il vuoto e il non senso

La fase depressiva, al contrario, è dominata dal blocco e dalla perdita di senso. Il soggetto si percepisce inutile, senza desiderio, identificato al “niente”.

Esempio: una donna che in fase maniacale organizzava feste e progetti senza sosta, durante la depressione non riusciva nemmeno ad alzarsi dal letto, convinta che la vita non avesse più motivo.


🔀 4. Non una struttura, ma un fenomeno

Lacan non riconosce il “bipolare” come una struttura clinica autonoma.
Per lui, le strutture fondamentali restano tre: nevrosi, psicosi, perversione.
Le oscillazioni maniacali e depressive sono fenomeni che possono comparire dentro queste strutture.

Esempio clinico:

  • Un nevrotico può vivere fasi depressive come esito di conflitti inconsci irrisolti, e fasi maniacali come difesa dall’angoscia.
  • Un soggetto psicotico, invece, può avere episodi maniacali quando manca il Nome-del-Padre a limitare l’invasione del godimento.


🪢 5. Il Nome-del-Padre e il limite

Per Lacan, il punto chiave è il rapporto con il Nome-del-Padre: quel significante che introduce la Legge, il limite, la castrazione simbolica.
Quando manca, il soggetto resta esposto a oscillazioni estreme: troppo pieno (mania) o troppo vuoto (depressione).

Esempio: un ragazzo alterna periodi in cui sogna di fondare una grande impresa tecnologica a momenti in cui si chiude in camera e smette di parlare. Ciò che manca è un punto simbolico stabile che gli dia un orientamento.


🛠️ 6. Il lavoro analitico

Cosa fa allora la psicoanalisi?
Non cerca di “curare il bipolare” come etichetta, ma di lavorare con la singolarità del soggetto. L’obiettivo è aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di annodare il desiderio e il godimento.

Esempio: in analisi, una paziente ha imparato a riconoscere che la sua iperattività maniacale nascondeva l’impossibilità di tollerare la tristezza. Nominare questa dinamica le ha permesso di dare forma a un equilibrio più vivibile.


🔑 Conclusione

La psichiatria vede il disturbo bipolare come una malattia da stabilizzare con farmaci.
La lettura lacaniana, invece, lo considera un modo soggettivo di rapportarsi al godimento.
Non si tratta di negare l’utilità dei farmaci, ma di ricordare che dietro i sintomi c’è sempre un soggetto unico, con la sua storia e il suo desiderio.

💡 Messaggio finale: più che “curare il bipolare”, la sfida è accompagnare ogni persona a inventare la propria strada tra eccesso e vuoto, trovando un modo singolare di stare nel linguaggio e nel mondo.






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