mercoledì 13 agosto 2025

Padre e Uomo: un’integrazione psichica complessa

 

Nella psicoanalisi freudiana e lacaniana, il “Padre” non coincide con il genitore biologico maschile. È, piuttosto, una funzione simbolica che introduce la Legge, separa il figlio dalla madre e apre lo spazio del desiderio. L’“Uomo”, invece, è la figura concreta e desiderante, con le sue qualità affettive, erotiche e sociali. Integrare queste due dimensioni significa riuscire a riconoscere nell’uomo amato, nel padre reale o in sé stessi (se uomini) la coesistenza di autorità simbolica e umanità desiderante.


1. Lato femminile: dal padre simbolico all’uomo desiderato

Per Freud, la bambina attraversa la fase edipica con un forte investimento amoroso sul padre, visto come colui che può dare ciò che la madre non ha. Quando diventa adulta, il rischio è che l’immagine del padre simbolico (forte, protettivo, normativo) non si integri con quella dell’uomo reale e imperfetto.

Lacan aggiunge che per una donna la funzione paterna è un “significante” che struttura il desiderio, ma il rapporto con l’uomo reale richiede di separare questa funzione dall’idealizzazione assoluta. Il partner non è il “Padre” ma un soggetto mancante, capace di desiderare e di fallire.

Esempio:

Una donna cerca partner carismatici e “guida” ma, una volta in relazione, si disillude rapidamente quando scopre limiti e fragilità. L’analisi le permette di riconoscere che sta cercando nell’uomo reale il Padre simbolico, senza tollerare la differenza tra funzione e persona.


2. Lato maschile: dal padre introiettato all’uomo che si è

Per il soggetto maschile, il padre è inizialmente il rivale edipico, ma anche la figura con cui identificarsi per accedere alla propria posizione sessuata. Il problema dell’integrazione nasce quando la funzione paterna interiorizzata (il “devi essere così”) rimane troppo rigida o troppo assente, impedendo di vivere la propria mascolinità in modo fluido.

Lacan distingue tra il “Padre come Nome-del-Padre” (funzione di Legge e separazione) e il “padre reale” (concreto, con i suoi fallimenti). Diventare uomo significa accettare di incarnare parzialmente la funzione paterna, ma senza identificarsi completamente in un ideale onnipotente.

Esempio:

Un uomo sente di “non essere mai all’altezza” rispetto al padre, visto come impeccabile lavoratore e capofamiglia. Nelle relazioni, o cerca di dominare per compensare l’insicurezza, o si ritira sentendosi inadeguato. In analisi, scopre che l’immagine paterna idealizzata è una costruzione difensiva e che può essere uomo anche accettando il proprio limite.


3. Il nucleo comune: distinguere funzione e persona

Sia per il soggetto maschile che per quello femminile, l’integrazione tra Padre e Uomo richiede di distinguere:

1. La funzione simbolica: il Padre come garante della Legge, del limite e della separazione dal materno.

2. La figura reale: l’uomo concreto, con il suo desiderio, la sua parzialità e la sua mancanza.

Se queste due dimensioni restano confuse, si rischia:

Di cercare nell’uomo reale un’autorità simbolica assoluta, rimanendo delusi.

Di rifiutare ogni figura paterna perché identificata solo con autoritarismo o rigidità.

Di non riuscire a incarnare, come uomini, una mascolinità che integri autorevolezza e umanità.


4. Quando manca l’integrazione

Lato femminile: il partner viene idealizzato come “salvatore” o svalutato perché non corrisponde al Padre ideale.

Lato maschile: si può oscillare tra iper-virilità rigida (per incarnare un padre ideale) e rifiuto di ogni ruolo di guida (per paura di autoritarismo).

In entrambi: difficoltà a vivere relazioni basate su autorità simbolica e parità affettiva insieme.

Esempio clinico trasversale:

In una famiglia, la madre critica il padre per la sua fragilità emotiva, mentre il figlio adolescente lo svaluta perché “non è un vero uomo”. L’analisi familiare porta a distinguere che l’uomo può essere un buon padre anche senza aderire a un modello virile rigido, e che la funzione paterna può essere esercitata in modi diversi.


Conclusione

Integrare Padre e Uomo significa riconoscere che nessun uomo può incarnare totalmente la funzione simbolica del Padre, così come nessun Padre reale può essere solo autorità senza desiderio. È un lavoro psichico che libera sia gli uomini dalla schiavitù dell’ideale onnipotente, sia le donne dalla ricerca impossibile di un partner che sia insieme figura di Legge e amante perfetto. In termini lacaniani, significa tollerare che il Nome-del-Padre sia un significante, e che l’uomo reale sia sempre “più o meno” rispetto a quell’ideale.



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