sabato 23 agosto 2025

Identità sessuale e orientamento sessuale: due cose diverse ( e perché contano)

Quando si parla di sessualità, spesso si usano in modo confuso due termini: identità sessuale e orientamento sessuale. Capita che vengano trattati come sinonimi, ma non lo sono. La psicoanalisi, soprattutto con l’insegnamento di Jacques Lacan, ci aiuta a fare chiarezza.


Identità sessuale: il racconto di sé

L’identità sessuale riguarda il modo in cui una persona si definisce. È la risposta che diamo quando ci chiedono chi siamo: “sono uomo”, “sono donna”, “sono non-binario”, “sono gay”, “sono etero”, ecc.

In altre parole, è la narrazione di sé sul piano simbolico e immaginario. Non è un dato naturale o garantito dall’anatomia. Lacan ricorda che la sessualità umana è sempre mediata dal linguaggio: non si tratta solo di avere un corpo, ma di come quel corpo viene significato e riconosciuto.


Orientamento sessuale: la direzione del desiderio

Diverso è l’orientamento sessuale. Questo non riguarda il “chi sono”, ma il chi desidero. È la direzione del desiderio e dell’attrazione: verso uomini, donne, entrambi, o in forme più fluide e variabili.

Dal punto di vista psicoanalitico, l’orientamento non è una preferenza consapevole, come scegliere un gusto di gelato. È invece il modo in cui l’inconscio organizza il rapporto con l’Altro, scegliendo oggetti e scenari che rispondono a un fantasma personale.


Identità e orientamento: non sempre coincidono

Spesso identità e orientamento si allineano. Una donna che si identifica come lesbica e desidera altre donne vive una coerenza tra i due livelli. Ma non è sempre così.

Un uomo può definirsi eterosessuale e avere rapporti con altri uomini in segreto. Una persona può riconoscersi come fluida ma intrattenere relazioni durature con partner di un solo genere. Oppure ci si può identificare come uomo o donna, pur vivendo attrazioni che superano quelle categorie.

La psicoanalisi non giudica né pretende coerenza. Si interessa piuttosto a capire come il soggetto articola il suo desiderio e che posto dà a questa esperienza nella propria vita.


Alcune vignette cliniche

  • Un giovane omosessuale: porta il problema di sentirsi “sbagliato” agli occhi della famiglia. Più che stabilire se la sua omosessualità sia “innata” o “scelta”, il lavoro analitico consiste nell’aiutarlo a nominare ciò che significa per lui amare un uomo, e a sottrarsi al peso dello sguardo dell’Altro.

  • Una persona trans: dice “da sempre mi sento uomo, ora voglio che anche il mio corpo lo dica”. Qui la questione non è discutere la “verità” di questa identità, ma comprendere come la costruzione di una nuova coerenza tra corpo e parola permetta di ridurre l’angoscia e trovare un posto nel desiderio.

  • Una donna sposata: racconta di momenti sessuali che la portano “oltre” il marito, come se vivesse un’esperienza che non riesce a dire. Lacan parlerebbe di un godimento femminile non-tutto fallico, un’esperienza che sfugge alle parole. Il lavoro clinico non è normalizzarla, ma accoglierla come parte della sua verità.

  • Un adolescente fluido: oscilla tra presentarsi come ragazzo, ragazza o senza etichette. Dice di voler “restare libero”. La psicoanalisi non lo forza a decidere, ma lascia spazio perché possa sperimentare diverse posizioni fino a trovare la propria scrittura del desiderio.


Oltre le etichette

Identità e orientamento sono strumenti utili, soprattutto sul piano sociale e politico: servono a rivendicare diritti, a chiedere riconoscimento, a sentirsi parte di una comunità. Ma dal punto di vista clinico, non esauriscono la verità del soggetto.

Per Lacan, nessuna identità o orientamento può dire tutto di una persona. Il cuore della questione resta il rapporto con il desiderio e con il godimento, che sono sempre singolari.


Conclusione

Identità sessuale e orientamento sessuale sono due piani distinti: il primo riguarda come mi definisco, il secondo chi desidero. Possono coincidere o divergere, cambiare nel tempo o restare stabili. La psicoanalisi ci invita a non ridurre l’esperienza umana a etichette rigide, ma ad ascoltare la particolarità di ciascun percorso.

In fondo, l’importante non è tanto stabilire “chi sono” una volta per tutte, ma come posso dare parola al mio desiderio e trovare un posto vivibile nel legame con l’Altro.


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