Il termine ipersessualità indica un comportamento caratterizzato da un impulso sessuale molto intenso, frequente o difficile da controllare, che può portare disagio o sofferenza. Ma mentre nella medicina o nella psicologia si parla di "dipendenza dal sesso" o di disturbi del controllo degli impulsi, la psicoanalisi – soprattutto in chiave lacaniana – propone una lettura diversa.
🔍 Non troppo sesso, ma un rapporto problematico con il godimento
Per Lacan, la questione non è quanta sessualità c’è, ma che posto ha il godimento nella vita del soggetto. L’ipersessualità non riguarda il desiderio in sé, ma un godimento che si sgancia dal desiderio e si ripete in modo compulsivo. Non c’è piacere vero, spesso nemmeno soddisfazione, ma una spinta a fare, a ripetere, a consumare.
🎭 Esempio:
Un uomo ha rapporti sessuali con partner occasionali quasi ogni giorno. Quando racconta la sua esperienza, non parla di piacere, ma di “doverlo fare”. Se non lo fa, è in preda all’ansia. A volte si sente svuotato subito dopo. Non c’è vero desiderio dell’altro, ma una corsa a riempire un vuoto. In termini lacaniani, potremmo dire che il soggetto è catturato da un circuito di godimento che bypassa il desiderio.
🔁 Compulsione e ripetizione
Il comportamento ipersessuale spesso ha la forma della ripetizione. Si cerca qualcosa (un corpo, un'immagine, una situazione) che dovrebbe dare soddisfazione… ma non la dà mai fino in fondo. Questo è tipico del godimento: non colma, ma eccede, lascia sempre una traccia di mancanza e spinge a ricominciare.
Lacan chiamava questo circuito jouissance – un godimento che può essere anche sofferente, al di là del principio di piacere.
👁️ Il corpo parlato dalla pulsione
Nell’ipersessualità, il corpo sembra essere mosso da una pulsione più che da un desiderio. La pulsione, per Lacan, non è un bisogno naturale, ma un movimento che gira attorno a un buco, a una mancanza, e che si soddisfa nel girarci attorno. Non è la sessualità genitale armoniosa di un’educazione “sana”, ma una sessualità frammentaria, insistente, a volte slegata dall’altro come soggetto.
📱 Esempio contemporaneo:
Una ragazza racconta che non riesce a smettere di usare app per incontri. Anche quando è stanca o non ha voglia, si sente obbligata. Dopo, dice: “Non so nemmeno perché l’ho fatto”. Qui l’altro è ridotto a funzione. Non è un partner del desiderio, ma uno strumento per soddisfare una spinta che non si placa. Il godimento prende il posto del legame.
🧩 In sintesi:
L’ipersessualità, in chiave lacaniana, non è un "eccesso di sesso", ma un godimento che invade il corpo e il soggetto.
Si tratta spesso di una fuga dalla mancanza, un tentativo fallimentare di riempire un vuoto.
Il soggetto è agito dalla pulsione, e l’altro viene spesso escluso come soggetto desiderante.
Il lavoro analitico mira non a “normalizzare”, ma a dare parola a quel godimento senza senso, e a riaprire la strada al desiderio.
L’ipersessualità, quindi, non è solo un comportamento da correggere, ma un messaggio del corpo, un segno che qualcosa, nel rapporto con l’Altro, con la mancanza e con il desiderio, è in stallo o in sofferenza.
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