Nella Dialettica dell’Illuminismo, Adorno e Horkheimer mostrano come il progetto razionalista dell’Occidente, nato per liberare l’uomo dal mito, finisca per trasformarsi in una nuova forma di dominio. La ragione, emancipata dai vincoli religiosi, diventa ragione strumentale: non più ricerca di senso, ma calcolo tecnico finalizzato al controllo della natura e dell’uomo. In questo processo, il mito non scompare: ritorna mascherato nelle promesse e nelle paure della modernità.
Se assumiamo Prometeo come simbolo di questo slancio illuministico, il “fuoco” che ruba agli dèi è la conoscenza tecnico-scientifica, capace di emancipare ma anche di standardizzare e soggiogare. In chiave lacaniana, questo fuoco è il sapere (S2) che, nel Discorso Capitalista, bypassa il significante padrone (S1) e si collega direttamente all’oggetto a di godimento. Il circuito si accelera: il sapere produce oggetti, gli oggetti alimentano il desiderio, il desiderio spinge a nuovo sapere, senza passare per un limite simbolico. La punizione di Prometeo — il fegato eternamente divorato — diventa l’immagine del soggetto neoliberale, intrappolato in una produttività incessante, consumato dal proprio stesso godimento.
Pandora, inviata da Zeus come “dono” ingannevole, apre il vaso che contiene tutti i mali del mondo, lasciando dentro solo la speranza. Per Adorno e Horkheimer, Pandora rappresenta il ritorno del mito nel cuore della ragione: le catastrofi prodotte dalla tecnica — guerre totali, crisi ecologiche, alienazione — non sono accidenti esterni, ma esiti intrinseci della razionalità strumentale. Per Lacan, Pandora è il ritorno del reale: ciò che il discorso capitalista tenta di rimuovere (la castrazione, il limite) riappare come resto traumatico, come fallimento della padronanza tecnica. La speranza rimasta nel vaso è ambigua: per il capitalismo, è la promessa che un nuovo progresso risolverà i problemi creati dal precedente; per la psicoanalisi, è l’oggetto a, causa del desiderio che mantiene in moto la macchina.
Il fuoco oggi: sapere-potere e godimento
Nel mito, il fuoco di Prometeo è tecnica e cultura: il passaggio dalla dipendenza dagli dèi alla capacità umana di trasformare il mondo. Nell’epoca contemporanea, questo fuoco si è moltiplicato e frammentato: non è più una singola conquista, ma un insieme di potenze tecniche che toccano ogni dimensione del reale.
Oggi il fuoco è:
Energia: nucleare, rinnovabile, fossile — potenza fisica di trasformazione.
Spazio: esplorazione e sfruttamento economico dello spazio extraterrestre con mezzi tecnici sempre più potenti
Informazione: il calcolo algoritmico e la capacità di modellare realtà (IA, big data, simulazioni digitali).
Biotecnologia: manipolazione della vita (genomica, editing genetico, ingegneria dei tessuti).
Potere comunicativo: controllo delle reti sociali, influenza cognitiva e affettiva su scala globale.
Per Adorno e Horkheimer, questo fuoco contemporaneo è la ragione strumentale portata all’estremo: un sapere che misura, calcola e prevede, riducendo ogni cosa a materia prima manipolabile. È emancipatore e, al contempo, produttore di nuove forme di dominio. Il “fuoco” oggi è anche il sistema tecnico-economico stesso, capace di automantenersi e di imporsi come necessità storica.
Nel Discorso Capitalista, il fuoco è il flusso continuo tra S2 (sapere) e a (oggetto di godimento): ogni nuova tecnologia produce nuovi oggetti di consumo e di desiderio, che generano bisogni inediti, alimentando ulteriore produzione. È un fuoco che non si spegne, perché brucia nel registro del godimento, non solo in quello dell’utilità.
La sua pericolosità sta nel fatto che il circuito bypassa il limite simbolico: il sapere non è più mediato da una legge o da un orientamento etico, ma diretto al godimento immediato.
Il fuoco è quindi doppio:
Prometeico: potere di emancipare, creare, connettere, curare, dare forma nuova al mondo.
Pandorico: capacità di destabilizzare, inquinare, distruggere, generare effetti imprevisti che ritornano come reale traumatico.
L’intelligenza artificiale generativa, per esempio, è al tempo stesso strumento di democratizzazione del sapere e di automazione massiva della produzione simbolica, con rischi di alienazione e manipolazione.
Etica del fuoco
La questione non è spegnere il fuoco, ma ritrovare un modo di custodirlo. In termini lacaniani, significa reinserire il fuoco nel circuito del discorso dell’analista: porlo in un contesto in cui possa interrogare il soggetto, piuttosto che saturarne il desiderio. In termini adorniani, significa sottrarre la tecnica alla pura logica del dominio, riconnettendola a un progetto di emancipazione reale e non fittizia.
Prometeo e Pandora, così riletti, ci parlano della condizione umana nell’era del capitalismo avanzato: la liberazione tecnica e il limite catastrofico sono inseparabili. L’etica sta nel riconoscere questa coappartenenza, evitando sia la cieca esaltazione prometeica sia il fatalismo pandorico. Solo allora il fuoco potrà restare una risorsa per il desiderio, e non una fiamma che divora.
Adorno, T.W., & Horkheimer, M. (1944). Dialettica dell’illuminismo. Milano: Giuntina (edizione italiana).
Riferimenti
Adorno, T.W., & Horkheimer, M. (1944). Dialettica dell’illuminismo, Einaudi.
Lacan, J. (1972). Il seminario, Libro XVII: Il rovescio della psicoanalisi , Einaudi
Graves, R. (1955). I miti greci. Milano: BUR.
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