giovedì 28 agosto 2025

Stress

Stress e discorso comune

Nella vita quotidiana la parola stress viene usata per indicare tensione, fatica, sovraccarico. È il linguaggio del corpo e delle emozioni che “non ce la fanno più”. La psicologia tradizionale lo descrive come squilibrio tra richieste esterne e risorse interne. La psicoanalisi, invece, invita a interrogarsi non solo su “quanto pesa” lo stress, ma sul rapporto soggettivo con la richiesta: perché un compito diventa insostenibile per quel soggetto e non per un altro?

Esempio: due studenti affrontano lo stesso esame. Uno lo vive con insonnia e panico, l’altro come stimolo. Non è la difficoltà oggettiva a determinare lo stress, ma il rapporto singolare che ciascuno ha con la domanda dell’Altro (genitori, professori, società)


La prospettiva psicoanalitica

Per la psicoanalisi, lo stress non è riducibile a un eccesso di stimoli o a un deficit di adattamento. Esso segnala il punto in cui il soggetto si confronta con una domanda che tocca il suo desiderio e il suo rapporto con l’Altro. Si colloca nella tensione tra:

Il dovere: ciò che l’Altro sociale impone (lavoro, produttività, risultati).

Il desiderio: ciò che il soggetto vuole veramente, spesso inconscio.

Il corpo: luogo in cui questa contraddizione si inscrive.

Esempio: un giovane padre, oberato da lavoro e famiglia, sviluppa gastrite cronica. In analisi emerge che vive le richieste come “impossibili da soddisfare”, segnale di un conflitto tra dovere e desiderio.


Stress e discorso capitalista

Lacan descrisse il discorso capitalista come un ordine sociale che promette soddisfazione immediata, ma spinge il soggetto in un ciclo infinito di prestazioni. Lo stress contemporaneo può essere letto come effetto di questa logica: nessun traguardo basta, perché la richiesta non ha fine. Quando il corpo cede, si rivela il limite della macchina prestazionale.

Esempio: una manager racconta di controllare le mail anche di notte, incapace di staccare. Lo stress diventa segnale che la promessa di “successo totale” si è trasformata in prigionia.


Il sintomo e il reale

Lo stress si manifesta nel corpo: insonnia, tachicardia, tensioni muscolari, gastriti. È il reale del corpo che non obbedisce più. La psicoanalisi non riduce questi fenomeni a semplici disturbi da eliminare, ma li legge come sintomi, modi singolari con cui il soggetto testimonia del suo disagio.

Esempio: una studentessa sviluppa crisi di panico in prossimità degli esami. Non è la quantità di studio a schiacciarla, ma l’angoscia di deludere la madre, che investe su di lei un ideale di perfezione.


Stress e inconscio

Dietro lo stress spesso si nasconde una domanda inconscia: “Cosa vogliono da me?”, “Qual è il mio posto?”, “Che senso ha ciò che faccio?”. Non basta ridurre la tensione: occorre dare parola al soggetto, permettere che emerga il suo modo singolare di rispondere al desiderio dell’Altro. Lo stress diventa così una via d’accesso al cuore della questione soggettiva.


Una bussola etica

La psicoanalisi non offre tecniche di rilassamento né ricette universali. Propone piuttosto un’etica: non adattare il soggetto a un sistema che lo consuma, ma aiutarlo a riconoscere ciò che per lui ha valore. In questo senso, lo stress non è solo un nemico da eliminare, ma può trasformarsi in occasione di cambiamento, passaggio da un eccesso che schiaccia a una domanda di senso che orienta.





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