giovedì 14 agosto 2025

🌴La vacanza come performance. Tra social, desiderio e il bisogno di raccontarsi


📸 Dal riposo alla vetrina

Un tempo la vacanza era soprattutto pausa: tempo sottratto al lavoro per riposare, cambiare aria, rallentare.

Oggi, per molti, è anche vetrina pubblica.

Si parte con un piano mentale di foto e video “da postare”.

Si scelgono luoghi anche in base alla loro “instagrammabilità”.

Ogni momento diventa contenuto più che esperienza.

Esempio: invece di godersi il tramonto, si passa mezz’ora a trovare l’angolo giusto e il filtro perfetto.


🏆 Il viaggio come status

Il sociologo Pierre Bourdieu parlerebbe di capitale simbolico: la vacanza diventa un modo per mostrare un certo livello culturale o economico.

Più il viaggio è esclusivo o “avventuroso”, più cresce il valore sociale di chi lo racconta.

Non importa solo dove si va, ma come lo si presenta.

Esempio: un trekking in un posto remoto vale più di un week-end al mare… almeno sul feed di Instagram.


🎭 Lo spettacolo secondo Debord

Guy Debord, ne La società dello spettacolo, scriveva che “tutto ciò che era vissuto direttamente si è allontanato in una rappresentazione”.

Nella vacanza-performativa:

La foto della spiaggia conta più della spiaggia stessa.

Il video dell’escursione diventa più importante dell’escursione.

Esempio: tornati a casa, si rivedono più le foto che i ricordi mentali del momento.


🪞 Una lettura lacaniana

Per Lacan, la vacanza così vissuta appartiene al discorso del capitalista: l’esperienza è guidata non dal desiderio autentico, ma dalla domanda dell’Altro (“mostrami che sei felice e interessante”).

Si costruisce un “io vacanziero” ideale, misurato dai like.

Il godimento si sposta dal vivere al mostrare.

Esempio: la vera soddisfazione arriva quando arriva il commento “Che invidia!”


🌀 Il vuoto del desiderio

In Lacan il desiderio non si colma mai: ogni scatto “perfetto” apre subito la ricerca di quello successivo.

Non si cerca tanto il luogo, ma la conferma dell’Altro.

Il rischio è tornare più stanchi di prima, con la sensazione di non aver vissuto davvero.

Esempio: vacanza finita, già si pensa a “dove andare l’anno prossimo per fare ancora meglio”.


🧩 Il racconto come sinthomo

Non sempre, però, il racconto pubblico è solo alienazione.

Lacan chiamava sinthomo quel modo singolare di tenere insieme il reale, il simbolico e l’immaginario.

Per alcuni, postare foto e storie è un diario pubblico che:

Ordina e dà senso all’esperienza.

Protegge dall’angoscia del vuoto.

Crea una trama che lega momenti della vita.

Esempio: c’è chi, grazie al racconto della vacanza, riesce a ritrovare continuità in un periodo di caos personale.


🔍 Cattura o creazione?

La chiave è capire:

Cattura immaginaria → Racconto dettato solo dalle aspettative sociali.

Funzione sinthomatica → Racconto che sostiene il desiderio e il proprio modo di stare al mondo.


🌱 Verso una vacanza desiderante

Si può vivere la vacanza anche fuori dalla gabbia della performance:

🌿 Scegliere luoghi non dettati dal trend.

💤 Lasciare spazio alla noia e all’imprevisto.

📵 Tenere per sé momenti senza foto né post.

Esempio: un viaggio in un posto “banale” ma amato fin dall’infanzia può dare più gioia di una meta da copertina.

In sintesi: la vacanza oggi può essere performance, status, spettacolo. Ma può anche, se vissuta con un certo scarto dall’Altro, diventare un’occasione per ascoltare il proprio desiderio — che non sempre coincide con ciò che “fa scena”.







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