📸 Dal riposo alla vetrina
Un tempo la vacanza era soprattutto pausa: tempo sottratto al lavoro per riposare, cambiare aria, rallentare.
Oggi, per molti, è anche vetrina pubblica.
Si parte con un piano mentale di foto e video “da postare”.
Si scelgono luoghi anche in base alla loro “instagrammabilità”.
Ogni momento diventa contenuto più che esperienza.
Esempio: invece di godersi il tramonto, si passa mezz’ora a trovare l’angolo giusto e il filtro perfetto.
🏆 Il viaggio come status
Il sociologo Pierre Bourdieu parlerebbe di capitale simbolico: la vacanza diventa un modo per mostrare un certo livello culturale o economico.
Più il viaggio è esclusivo o “avventuroso”, più cresce il valore sociale di chi lo racconta.
Non importa solo dove si va, ma come lo si presenta.
Esempio: un trekking in un posto remoto vale più di un week-end al mare… almeno sul feed di Instagram.
🎭 Lo spettacolo secondo Debord
Guy Debord, ne La società dello spettacolo, scriveva che “tutto ciò che era vissuto direttamente si è allontanato in una rappresentazione”.
Nella vacanza-performativa:
La foto della spiaggia conta più della spiaggia stessa.
Il video dell’escursione diventa più importante dell’escursione.
Esempio: tornati a casa, si rivedono più le foto che i ricordi mentali del momento.
🪞 Una lettura lacaniana
Per Lacan, la vacanza così vissuta appartiene al discorso del capitalista: l’esperienza è guidata non dal desiderio autentico, ma dalla domanda dell’Altro (“mostrami che sei felice e interessante”).
Si costruisce un “io vacanziero” ideale, misurato dai like.
Il godimento si sposta dal vivere al mostrare.
Esempio: la vera soddisfazione arriva quando arriva il commento “Che invidia!”
🌀 Il vuoto del desiderio
In Lacan il desiderio non si colma mai: ogni scatto “perfetto” apre subito la ricerca di quello successivo.
Non si cerca tanto il luogo, ma la conferma dell’Altro.
Il rischio è tornare più stanchi di prima, con la sensazione di non aver vissuto davvero.
Esempio: vacanza finita, già si pensa a “dove andare l’anno prossimo per fare ancora meglio”.
🧩 Il racconto come sinthomo
Non sempre, però, il racconto pubblico è solo alienazione.
Lacan chiamava sinthomo quel modo singolare di tenere insieme il reale, il simbolico e l’immaginario.
Per alcuni, postare foto e storie è un diario pubblico che:
Ordina e dà senso all’esperienza.
Protegge dall’angoscia del vuoto.
Crea una trama che lega momenti della vita.
Esempio: c’è chi, grazie al racconto della vacanza, riesce a ritrovare continuità in un periodo di caos personale.
🔍 Cattura o creazione?
La chiave è capire:
Cattura immaginaria → Racconto dettato solo dalle aspettative sociali.
Funzione sinthomatica → Racconto che sostiene il desiderio e il proprio modo di stare al mondo.
🌱 Verso una vacanza desiderante
Si può vivere la vacanza anche fuori dalla gabbia della performance:
🌿 Scegliere luoghi non dettati dal trend.
💤 Lasciare spazio alla noia e all’imprevisto.
📵 Tenere per sé momenti senza foto né post.
Esempio: un viaggio in un posto “banale” ma amato fin dall’infanzia può dare più gioia di una meta da copertina.
In sintesi: la vacanza oggi può essere performance, status, spettacolo. Ma può anche, se vissuta con un certo scarto dall’Altro, diventare un’occasione per ascoltare il proprio desiderio — che non sempre coincide con ciò che “fa scena”.
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