In psicoanalisi, maschile e femminile non coincidono con maschio e femmina in senso biologico. Sono due posizioni soggettive, due modalità di rapportarsi al desiderio, al godimento e all’Altro. Sigmund Freud e, successivamente, Jacques Lacan, hanno mostrato come queste categorie siano strutturali e simboliche, non puramente anatomiche.
1. Maschile e femminile: due logiche del desiderio
Per Freud, il maschile si lega alla logica del possesso e della funzione fallica: essere o non essere in rapporto al fallo come segno simbolico di potere e desiderio. Il femminile, invece, è connesso alla logica dell’essere — di porsi come oggetto del desiderio — e alla possibilità di un godimento “altro” rispetto a quello fallico.
Lacan precisa questa distinzione nelle formule della sessuazione:
Lato maschile: “tutto” soggetto alla legge fallica, con un limite chiaro e definito.
Lato femminile: “non-tutto” sotto la legge fallica, aperto a un godimento non regolato interamente dal simbolico.
Ogni soggetto, indipendentemente dal sesso biologico, può collocarsi su uno o entrambi i lati, in momenti diversi della vita.
2. Cosa significa integrare?
Integrare maschile e femminile non è mescolare indistintamente le due posizioni, ma riconoscere in sé la possibilità di passare dall’una all’altra e di farle dialogare.
Per un uomo, integrare il femminile può voler dire accettare di essere ricettivo, vulnerabile, di lasciarsi condurre, senza vivere questo come perdita di virilità.
Per una donna, integrare il maschile può significare assumere la propria forza fallica, affermare il proprio desiderio, senza sentirsi “mascolinizzata” o “meno femminile”.
3. Le difficoltà
Spesso, l’integrazione è ostacolata da:
Identificazioni rigide: ruoli di genere interiorizzati in modo inflessibile (“un uomo non piange”, “una donna non deve volere troppo”).
Scissione interna: vivere un lato solo nella fantasia e l’altro nella vita reale, senza contatto tra i due.
Proiezione: attribuire all’altro sesso ciò che si rifiuta in sé (un uomo che vede l’emotività solo nelle donne, una donna che vede l’aggressività solo negli uomini).
4. Esempi clinici
Caso 1 — Uomo:
Un paziente, manager di successo, vive la relazione sessuale sempre come performance. Non riesce a lasciarsi sorprendere, teme che perdere il controllo significhi essere “meno uomo”. In analisi, emergono ricordi di un padre che svalutava ogni segno di fragilità. Il lavoro lo porta a tollerare momenti di passività e ricezione nel rapporto erotico, scoprendo nuove forme di piacere.
Caso 2 — Donna:
Una paziente rifiuta offerte di avanzamento di carriera per paura di “spaventare gli uomini” e di restare sola. Nell’infanzia, la madre le aveva trasmesso che una donna desiderabile è docile e accondiscendente. L’analisi le permette di integrare la propria parte fallica, sviluppando una posizione desiderante senza sentirsi “contro natura”.
5. Perché l’integrazione è importante
Quando le due polarità sono integrate:
C’è maggiore libertà nelle relazioni e nel desiderio.
Si evitano rigidità che portano a sintomi (impotenza, frigidità, inibizione).
Si arricchisce la vita erotica, potendo alternare attività e ricettività.
Si riduce la necessità di proiettare sull’altro ciò che non si accetta di sé.
6. Direzione analitica
Il lavoro analitico verso l’integrazione passa attraverso:
1. Interpretare le resistenze a occupare l’altra posizione.
2. Elaborare le identificazioni infantili che vincolano il soggetto a ruoli rigidi.
3. Dare parola alle fantasie rimosse che contengono già elementi dell’altro lato.
4. Spostare il godimento da uno schema unico a più possibilità, tollerando l’ignoto.
Conclusione
Integrare maschile e femminile significa uscire dalla tirannia degli stereotipi e dalle scissioni interne, per abitare più pienamente la propria soggettività. Non è un traguardo che si raggiunge una volta per tutte, ma un processo continuo: si tratta di imparare a giocare su più registri, riconoscendo che dentro ciascuno c’è spazio sia per la forza che per la vulnerabilità, sia per il dare che per il ricevere.