giovedì 31 luglio 2025

💸 Discorso Capitalista: il circuito che salta la mancanza


Il Discorso Capitalista è una variante moderna del Discorso del Padrone. Lacan lo introduce nel 1972 per descrivere il modo in cui, nella società contemporanea, il soggetto viene catturato in un circuito senza impasse: si consuma, si gode, si produce, ma senza mai interrogare il proprio desiderio.

Ecco lo schema del discorso:

$       →     S2 
S1      ↑     a

Vediamo insieme come funziona, con parole semplici ed esempi concreti.


👤 $ → Il soggetto mancante

Il punto di partenza è sempre $, il soggetto barrato, cioè diviso, mancante.
È chiunque senta un disagio, una sofferenza, una mancanza: qualcosa che non torna nella vita.
Esempio: Ti senti vuoto, non riesci a fermarti, ti manca sempre qualcosa anche se hai tutto.


📚 S₂ → Il sapere che ti guida

Il soggetto si rivolge a un sapere tecnico, funzionale, che promette soluzioni.
Questo è S₂: formule, manuali, protocolli, algoritmi, coaching, tutorial.
Esempio: Ti senti giù? Fai mindfulness. Ti senti solo? Scarica un’app di incontri. Non dormi? Prendi questo integratore.

👉 Il sapere diventa una risposta immediata, senza passare per la parola vera.


🔐 S₁ → Il comando nascosto

Sotto tutto questo sapere c’è S₁, il significante padrone, ma nascosto, nella posizione di verità.
È un ordine implicito, che non si vede ma comanda:
“Devi godere. Devi essere efficiente. Devi migliorarti. Devi performare.”
Non lo dice nessuno apertamente, ma è scritto ovunque: nelle pubblicità, nei social, nella scuola, nel lavoro.


📦 a → L’oggetto che viene prodotto

Infine, il discorso produce oggetti a, cioè oggetti di godimento: merci, esperienze, app, farmaci, corpi da mostrare.
Ma questi oggetti non colmano il vuoto, solo lo tappano per un po’.
E così si riparte: nuovo vuoto, nuovo oggetto.

Esempi:

  • Ti senti insoddisfatto? Compra uno smartwatch, poi un corso di gestione del tempo, poi un viaggio per “ritrovarti”... e intanto ti perdi di più.
  • Un adolescente in crisi viene curato solo con farmaci, senza mai parlare del suo dolore.


🔁 Gira, ma non cambia

Questo discorso è efficiente, perché non si inceppa mai.
Ma è anche mortifero, perché non lascia spazio al soggetto.
👉 Tutto ruota attorno al godimento, ma fuori dal desiderio.
👉 Il sintomo viene eliminato, non ascoltato.
👉 Il soggetto viene normalizzato, non interrogato.


🧭 Come si esce?

Solo il Discorso Analitico può bucare questo circuito.
Là dove il discorso capitalista promette tutto, l’analisi accetta il vuoto.
💬 In analisi si smette di rincorrere oggetti, e si comincia a parlare del proprio desiderio.

E lì, qualcosa può davvero cambiare.

📢 Discorso del Padrone (o della Civiltà): il comando che fa girare il sapere

Il Discorso del Padrone è uno dei quattro discorsi formali proposti da Lacan per descrivere il funzionamento dei legami sociali. In questo discorso, tutto parte da un punto: un comando, un ordine, un'autorità che si impone. È il modo in cui una società si fonda e funziona imponendo un senso e una direzione.


🧠 I simboli principali

Nel Discorso del Padrone abbiamo questi elementi, che Lacan dispone in una struttura precisa:


S₁ → il Significante Padrone: comanda, impone, decide

S₂ → il Sapere: ciò che viene messo in moto per rispondere al comando

a → l’oggetto piccolo a: ciò che si produce, il plusvalore, il residuo del processo

$ → il soggetto barrato: il soggetto diviso, che è sottomesso all’ordine

Il movimento del discorso è:

S₁ ➝ S₂ (il comando attiva un sapere)

con sotto: $ ◁ a (un soggetto diviso appare come effetto, ma produce anche un resto, un oggetto di godimento)


🧱 Un esempio semplice

Immagina una scuola in cui il preside (S₁) impone una riforma didattica. Gli insegnanti e il personale devono mettersi in moto per realizzarla (S₂). Alla fine, si ottengono risultati (oggetto a) – magari valutazioni standardizzate, classifiche, premi, oppure frustrazione e stress.

Nel frattempo, il soggetto ($), che può essere lo studente o l'insegnante, resta diviso: obbedisce, ma a volte non si riconosce in ciò che è costretto a fare.


🛠️ Come funziona nella società?

Il Discorso del Padrone è il modello di fondo di ogni struttura di potere: lo Stato, la Legge, la Religione, le Istituzioni. C'è sempre un punto da cui parte il comando (S₁), che cerca di organizzare il sapere (S₂) per ottenere un effetto. Ma questo comando produce sempre anche un resto: un godimento eccedente (a), e un soggetto alienato ($), che paga il prezzo di questa organizzazione.


😵 Effetti soggettivi

Il soggetto ($) nel Discorso del Padrone è spesso schiacciato: obbedisce senza sapere bene perché, è sottomesso al significante, e non riesce a esprimere il proprio desiderio. Questo può portare a sintomi, a ribellioni, o a richieste isteriche che mettono in crisi l’autorità.


🔄 Oggi: è ancora il discorso dominante?

Secondo Lacan, questo discorso è stato dominante nella storia, ma oggi il Discorso Capitalista ha preso il sopravvento. Tuttavia, molte istituzioni ancora funzionano secondo la logica del Padrone: con un comando che organizza, ma che lascia il soggetto diviso e qualcosa di essenziale fuori dal discorso..



🏛️ Discorso Universitario (o del Sapere Istituzionale): il sapere che firma il potere


Il discorso universitario è uno dei quattro modi con cui Lacan descrive il funzionamento della parola e del potere nella società. In questo discorso, chi parla è il sapereS₂, e lo fa con l’obiettivo di trasmettere conoscenze, formare, classificare e controllare. Ma sotto questa facciata neutra, si nasconde una struttura più complessa.

Il sapere S₂ si presenta come oggettivo, ma è al servizio di un potere. Parla in nome dell’Altro (il luogo dell'autorità, della verità, delle istituzioni) per produrre soggetti addomesticati ($), cioè individui adattati, obbedienti, che interiorizzano le regole.
Quello che davvero si produce nel discorso universitario non è più sapere, ma un soggetto barrato ($): un soggetto diviso, che non si riconosce nella sua esperienza e si adegua al sapere dell’altro.

🔹 Schema simbolico:

  • Agente: S₂ (il sapere)
  • Altro: a (l’oggetto da padroneggiare, spesso lo studente, il paziente, il deviante)
  • Verità:  S₁( significante padrone che sostiene il sapere)
  • Produzione: $ (il soggetto barrato)


👨‍🏫 Esempio: la scuola

Un insegnante universitario spiega Freud. Usa concetti, riferimenti, bibliografia (S₂) per trasmettere sapere. Ma dietro questa trasmissione, c’è una verità nascosta: un certo S₁ che orienta tutto (può essere l’autorità accademica, una teoria dominante, una verità implicita non discussa).
Lo studente viene trattato come oggetto da formare (a), e alla fine esce trasformato in un soggetto diviso ($): sa delle cose, ma non si sente soggetto di questo sapere. Anzi, spesso si sente incapace, insufficiente, o deve sottomettersi per entrare nel discorso.


🧪 Esempio: la medicina

Il medico parla in nome del sapere S₂ e applica protocolli, diagnosi, procedure. Il paziente è ridotto a oggetto di cura (a), mentre il vero soggetto, con la sua storia, resta fuori scena. La verità implicita che guida il discorso è un S1 (la norma medica, l’ideale di salute).
Alla fine, quello che si produce è un paziente $, che può non riconoscersi nella diagnosi, sentirsi escluso dal sapere che lo riguarda, o diventare dipendente da esso.


🎯 In sintesi

Il discorso universitario appare neutro e “scientifico”, ma nasconde un potere. Parla in nome della verità, ma produce soggetti alienati. È il discorso tipico delle istituzioni educative, scientifiche, mediche, dove l'autorità del sapere si impone su chi lo riceve.

Lacan ci invita a non crederci troppo: dietro il sapere, c’è sempre un desiderio e un padrone nascosto (S1). E il soggetto $ rischia di perdersi, se non si riconosce come parte attiva del discorso.

🕳️ Discorso Analitico: la parola che fa spazio al desiderio


Nel Discorso Analitico, Lacan mette in scena il dispositivo dell’analisi. È il discorso che si attiva quando qualcuno si mette a parlare con uno che ascolta in modo particolare: non per giudicare, correggere o sapere, ma per lasciare agire il desiderio.


Lacan usa una formula a 4 posti, dove ogni elemento si trova in una posizione:

$ → soggetto barrato, il soggetto dell'inconscio, diviso, che soffre, che chiede analisi.

a → oggetto piccolo a, oggetto causa del desiderio.

S₁ → significante padrone, l’ideale o autorità.

S₂ → sapere, catena significante, discorso del senso, il sapere dell’inconscio.



Ecco il Discorso Analitico secondo la scrittura lacaniana:


a → $

S₂ ↑ S₁


🔁 Come funziona

In alto a sinistra troviamo l’oggetto a, posizione dell’agente. Strano, vero? In ogni altro discorso parla un soggetto, un io, un padrone… Qui, invece, è l’oggetto a che comanda. Cosa vuol dire?

Vuol dire che il desiderio (e non l’Io) è messo al centro del processo analitico.

Non è l’analista a parlare, è il paziente a parlare, ma l’analista agisce tacendo, posizionandosi come oggetto a: mancanza, vuoto, spazio che non si riempie.

👉 Questo silenzio attivo dell’analista provoca il soggetto ($) a dire, ad associar parole, a cercare…

Il soggetto parla, si perde, si ritrova, senza più sapere bene chi è, perché è diviso, barrato, in analisi.

In basso a sinistra troviamo S₂, il sapere. Ma attenzione: non è il sapere dell’analista. È il sapere che emerge dal soggetto, il sapere inconscio.

👉 Le parole dette in seduta non sono solo comunicazione: sono formulazioni del desiderio, catene che si scompongono e si ricompongono, senso che si produce e si perde.

In basso a destra: S₁, il significante padrone.

Nel discorso analitico, non c’è un padrone che comanda, ma alla fine del processo può emergere un nuovo S₁, una nuova posizione soggettiva, più propria, meno alienata.


🎯 Obiettivo dell’analisi

Il discorso analitico non vuole curare nel senso medico, ma modificare il rapporto del soggetto con il suo desiderio.

🧩 Il sintomo non viene tolto, ma ascoltato, decifrato, reso parlante.

💬 Il soggetto in analisi non viene normalizzato, ma messo nelle condizioni di scegliere, di riappropriarsi del suo sintomo come modo singolare di stare nel mondo.


📌 In sintesi:

L’analista occupa il posto dell’oggetto a → causa il desiderio

Il soggetto ($) parla, ma non comanda

Il sapere (S₂) emerge dall’inconscio, non dall’Io

Alla fine può nascere un nuovo S₁, più soggettivo, meno imposto

Il discorso analitico è il rovescio di ogni discorso di potere. Non impone, ascolta.

Non insegna, lascia parlare.

E così, disfa il discorso del padrone, scioglie il nodo dei sintomi, e apre il cammino del desiderio.


🗣️ Discorso Isterico

 

Nel Discorso Isterico il protagonista è il soggetto diviso, indicato con il simbolo $ (soggetto barrato). Questo soggetto sente una mancanza profonda e si rivolge a un’autorità — il Significante Padrone, indicato come S₁ — con una domanda forte e spesso provocatoria: “Chi sei? Cosa vuoi da me? Dammi una risposta!”


📌 Struttura del discorso:

Ruolo Simbolo Cosa rappresenta

Agente $ Il soggetto diviso, che domanda e sfida

Altro S₁ Il Significante Padrone, l’autorità

Produzione S₂ Il sapere, le risposte dell’autorità

Verità a L’oggetto piccolo a, il desiderio nascosto


🔄 Come funziona?

$ (il soggetto diviso) parla e interroga l’S₁ (l’autorità), chiedendo senso e risposte.

L’S₁ risponde con un sapere S₂: regole, teorie, spiegazioni.

Ma nel profondo, come verità nascosta, c’è sempre un a, un desiderio che non si può mai completamente soddisfare.


💡 Esempi pratici

Un adolescente ($) che sfida i genitori o gli insegnanti (S₁) per capire le regole e il senso della vita. I genitori rispondono con leggi e spiegazioni (S₂), ma il ragazzo sente che qualcosa manca (a), e continua a domandare.

Un paziente isterico ($) che fa domande continue allo psicoterapeuta (S₁), che gli offre diagnosi e interpretazioni (S₂). Ma il vero desiderio del paziente (a) resta nascosto e inaccessibile.

Un attivista politico ($) che mette in discussione il potere costituito (S₁). Il potere risponde con leggi e discorsi ufficiali (S₂), ma la tensione tra desiderio di cambiamento e realtà rimane aperta (a).


📚 Cosa ci insegna?

Il Discorso Isterico mostra che il desiderio umano è una domanda incessante, che mette in crisi il potere e il sapere. Le risposte del sapere (S₂) non colmano mai del tutto la mancanza, perché questa mancanza (a) è la causa stessa del desiderio.

Così il soggetto isterico è un motore di cambiamento, sempre alla ricerca di senso, sfidando l’autorità, facendo emergere nuove domande e nuovi saperi.





🗨👤L’Altro: cosa vuole da me?

 

In Lacan, l’Altro (A) non è solo un’altra persona. È un luogo simbolico: quello da cui proviene il linguaggio, la Legge, il desiderio.

È lo spazio che ci precede, in cui entriamo come soggetti e che ci permette di parlare, pensare, amare, ma anche di essere desiderati e comandati.


📖 L’Altro come luogo del linguaggio

Quando parliamo, non inventiamo le parole. Le prendiamo da A, da ciò che ci è stato trasmesso.

Anche il nostro modo di dire “io” viene da lì.

A è la struttura dell’ordine simbolico, il deposito della lingua, della cultura, del sapere condiviso.

👶 Un bambino dice “papà” perché lo ha sentito dire. Il suo pensiero nasce già immerso nelle parole dell’Altro.


💭 L’Altro come luogo del desiderio

“Il desiderio è il desiderio dell’Altro” – dice Lacan.

Vuol dire che desideriamo guardando il desiderio di A. Cerchiamo di capire cosa l’Altro vuole da noi, oppure desideriamo ciò che lui sembra desiderare.

👦 L’adolescente che si chiede: “Chi devo essere per essere amato?”

In realtà sta chiedendo: “Che cosa vuole A da me?”

Il desiderio non nasce dentro di me in modo puro, ma si struttura nella relazione con questo campo dell’Altro.


⚖️ L’Altro come luogo della Legge

L’Altro è anche ciò che pone i limiti.

Introduce il “No”, separa il bene dal male, stabilisce la Legge.

È il punto da cui arriva la castrazione simbolica, cioè il taglio che rende possibile desiderare.

Lacan lo collega al Nome-del-Padre (𝑁𝑃): il significante che istituisce la Legge simbolica e interrompe il godimento totale, dando spazio a un desiderio umano.


Ⱥ – L’Altro non è completo

Per Lacan, l’Altro manca: è barrato, scritto così → Ⱥ.

Non ha tutte le risposte, non sa tutto, non possiede un senso pieno.

🎭 Quando il soggetto scopre che l’Altro non è onnipotente – come accade, ad esempio, nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza – allora può iniziare a desiderare in proprio, non più solo come risposta.

Questa mancanza non è una mancanza da colmare, ma una condizione strutturale: senza Ⱥ non c’è soggetto, ma solo funzionamento.


💰 Il tempo del discorso capitalista

Nel discorso dominante di oggi, quello che Lacan chiama discorso capitalista ♻️, l’Altro perde funzione.

Non vieta, non guida, non pone domande. Offre oggetti da godere, soluzioni rapide, prestazioni da ottimizzare.

♻️ È un circuito chiuso, che aggira la mancanza.

Il soggetto non incontra più Ⱥ, ma solo un Altro che propone godimento senza limite.

Risultato? Il desiderio si spegne. Resta solo il bisogno, o l’angoscia.


🌱 Spunto finale

Il soggetto si costruisce rispondendo all’Altro, ma si umanizza solo quando scopre che l’Altro è mancante.

La sfida oggi è trovare spazi in cui Ⱥ possa riemergere, e con esso il desiderio – singolare, non standardizzato – di ciascuno.


mercoledì 30 luglio 2025

🔍Lavoro Analitico


Fare un lavoro analitico secondo Jacques Lacan non è semplicemente parlare dei propri problemi. È un’esperienza trasformativa, in cui il soggetto incontra il proprio desiderio e si confronta con il proprio inconscio strutturato come un linguaggio. Non è una cura nel senso medico del termine, ma un percorso di verità.


🎭 Il soggetto diviso ($)

Per Lacan, il soggetto dell’inconscio è diviso: non è mai pienamente identico a sé stesso. Lacan lo indica con il simbolo $, chiamato soggetto barrato.
Ad esempio: una persona può dire di voler essere “libera”, ma continuare a ripetere inconsciamente scelte che la rendono dipendente. C’è qualcosa in lei che “parla” oltre le sue intenzioni: l’inconscio.


🪙 I significanti (S1 → S2)

L’analisi lavora con le parole: sono i significanti, gli elementi base del linguaggio.
Un primo significante dominante, S1, struttura l’identità del soggetto: può essere “brava bambina”, “responsabile”, “fallito”, “figlio modello”…
Ma S1 da solo non dice nulla: prende senso solo quando viene messo in catena con altri significanti, S2 (sapere, narrazione, discorso).

🔁 Il lavoro analitico consiste nel far muovere questi significanti, per aprire nuovi modi di leggere la propria storia. È una trasformazione del discorso.


🪞 L’analista come oggetto a

L’analista non è lì per spiegare o consolare. Anzi, si mantiene in una posizione di assenza e vuoto operativo. Lacan la indica con a, l’oggetto causa del desiderio.
Non è ciò che il soggetto desidera, ma ciò che fa desiderare.

Esempio: una paziente racconta sempre la stessa scena d’infanzia, aspettandosi che l’analista dica “è colpa dei tuoi genitori”. Invece, l’analista tace, o rilancia una parola ambigua. Questo fa emergere qualcosa d’altro, oltre la lamentela: il suo desiderio.


✂️ Intervento sull’inconscio

L’analisi non segue una logica lineare, ma si muove per lapsus, scherzi, silenzi, tagli interpretativi. Il tempo non è cronologico, ma tempo logico: può bastare una frase o un gesto per cambiare tutto.

🕳️ Il soggetto incontra così un vuoto, un buco nel sapere, legato alla castrazione simbolica (Φ): il riconoscimento che non c’è un sapere completo o un godimento totale. Questo limite apre la possibilità di desiderare davvero.


🧭 Dal moi all’analizzante ($)

All’inizio, il soggetto parla come Io (moi), cercando coerenza e approvazione. Ma nel tempo, qualcosa cambia: inizia ad ascoltare l’inconscio, a smascherare il proprio fantasma, a separarsi da ideali imposti.
L’analisi termina quando il soggetto assume il proprio desiderio (non quello dell’Altro), e può abbandonare il transfert sull’analista.


🌱 Spunto finale

L’analisi in Lacan non è una normalizzazione, ma un’etica del desiderio: diventare responsabili della propria posizione nel discorso. Non per essere “felici”, ma per vivere in verità, anche con i propri enigmi.


🔹 Il Fallo (Φ): che cos'è?


Nel linguaggio di Lacan, il Fallo (Φ) non è il pene, né un oggetto sessuale.
È un simbolino speciale, che rappresenta quello che manca a tutti. Nessuno ce l’ha davvero, ma tutti lo desiderano.
Per Lacan, il Fallo è un significante: cioè un segno che rappresenta il desiderio dell’Altro (A).
L’Altro (con la A maiuscola) è il mondo del linguaggio, della cultura, delle regole.
Il soggetto si chiede sempre: "Che cosa vuole l’Altro da me?"
Il Fallo (Φ) è il tentativo di rispondere a questa domanda.


🔹 Avere o essere il Fallo?

Lacan dice che ci sono due posizioni simboliche:

  • Chi si sente come uno che ha il Falloha (Φ)
  • Chi si sente come uno che è il Falloè (Φ)

Ma attenzione! Nessuno ha davvero il Fallo, e nessuno è il Fallo.
È solo una questione di posizione nel linguaggio.

👦 Esempio: un bambino può credere di essere tutto per la madre → si sente il suo Fallo.
👨 Oppure può pensare che il padre abbia il Fallo → cioè il potere, la legge, l’autorità.

Qui entra in gioco il Nome-del-Padre (🄿), che introduce il limite, cioè la castrazione simbolica (✂️).


🔹 Castrazione simbolica (✂️)

Castrazione, per Lacan, non è qualcosa di fisico, ma un passaggio simbolico.
Vuol dire rinunciare a essere o ad avere il Fallo per poter entrare nel mondo del linguaggio, della legge, del desiderio.

La castrazione simbolica (✂️) ci fa capire che non possiamo essere tutto per l’Altro, e che qualcosa ci mancherà sempre.

Ma proprio questa mancanza ci fa desiderare.
Se avessimo già tutto, non ci sarebbe desiderio!


🔹 Oggetto a (𝒶): la causa del desiderio

Attenzione: il Fallo (Φ) non è l’oggetto che si desidera.

L’oggetto a (𝒶) è ciò che mette in moto il desiderio.
Non è quello che vogliamo raggiungere, ma ciò da cui nasce il desiderio.
È un piccolo pezzo mancante, un “resto” lasciato dal passaggio al linguaggio.
Può essere ad esempio: una voce, uno sguardo, il seno, le feci...

L’oggetto a (𝒶) è la causa del desiderio, non il suo fine.
Non lo vogliamo possedere: desideriamo a partire da lui.


🔹 Nel mondo di oggi: discorso capitalista ($)

Nel nostro tempo, domina il discorso capitalista ($), che promette godimento illimitato: soldi, oggetti, successo.

Ma così facendo, cancella la mancanza (✂️).
Ci illude che il desiderio possa essere soddisfatto del tutto.
Risultato? Più consumiamo, più ci sentiamo vuoti.


🔹 Spunto finale 🎯

Il Fallo (Φ) è un segno di ciò che ci manca.
Non dobbiamo cercare di possederlo o di essere tutto per l’Altro.
Il desiderio nasce dal limite ✂️, e si mette in moto grazie all’oggetto a (𝒶).

💬 In fondo, non viviamo per avere tutto, ma per desiderare qualcosa di nostro.

🔆Oggetto a: il piccolo resto che ci muove

 

In psicoanalisi lacaniana, l’oggetto a (si legge “a minuscola”) è uno dei concetti più complessi e affascinanti. Non è un oggetto nel senso comune del termine, come un libro o una sedia. È piuttosto un oggetto perduto, un resto, qualcosa che non si può mai possedere ma che ci fa desiderare.


🔍 Cos’è l’oggetto a?

Lacan lo definisce come l’oggetto causa del desiderio. Non è l’oggetto che desideriamo, ma ciò che fa nascere il desiderio. È come il profumo di un piatto che ci attira prima ancora di sapere esattamente cos’è.

Per esempio:

👦 Un bambino desidera l’amore della madre. Ma non è solo la madre come persona a essere desiderata. È qualcosa in lei che sfugge, che non è mai tutto accessibile: questo “mancante” è l’oggetto a.

🎯 Non è la meta del desiderio, ma il motivo per cui il desiderio non si ferma mai.


🧠 Dove nasce l’oggetto a?

Lacan collega l’oggetto a alla castrazione simbolica 🪚: quel momento in cui il soggetto entra nel linguaggio e perde l’unione immaginaria con l’Altro (per esempio, con la madre). In questo passaggio, qualcosa si perde per sempre. Ma proprio questa perdita fonda il desiderio.

L’oggetto a è il resto di questa operazione: qualcosa che non entra mai del tutto nel simbolico (nel linguaggio), e resta come punto di attrazione.


🌀 Le forme dell’oggetto a

Lacan ne elenca alcune versioni tipiche:

🍼 Seno: il primo oggetto perduto per il bambino, simbolo della relazione con la madre.

💩 Feci: oggetto espulso dal corpo, simbolo di una perdita che però viene offerta all’Altro.

👁 Sguardo: non quello che vediamo, ma il sentire di essere visti.

🔊 Voce: non le parole, ma il suono che ci colpisce al di là del significato.

Questi oggetti non sono mai totalmente padroneggiabili. Sono frammenti, scarti, residui del godimento (jouissance), che però ci attraggono.


📺 Esempi quotidiani

🎬 Un artista che continua a dipingere nel tentativo di catturare quel qualcosa che sfugge alla tela: l’oggetto a è lì, nel vuoto che lo spinge a continuare.

💘 Innamorarsi spesso significa proiettare sull’altro una mancanza, un mistero che ci muove: non amiamo l’altro per ciò che è, ma per ciò che ci fa mancare.

📱 Anche l’uso compulsivo del telefono può essere legato a un oggetto a: cerchiamo qualcosa che non arriva mai del tutto, che ci tiene agganciati.


✨ Perché è così importante?

Per Lacan, l’oggetto a è ciò che permette al soggetto di non essere ridotto a ingranaggio del discorso del padrone o del discorso capitalista. È ciò che buca il senso, che resiste alla cattura totale, e che può aprire uno spazio al desiderio vero.


🔚 Spunto conclusivo:

Riconoscere l’oggetto a nella nostra esperienza ci aiuta a capire che non tutto può essere riempito, spiegato o consumato. E che, forse, è proprio in questa mancanza irriducibile che può emergere qualcosa di autentico nel nostro desiderare.



🧩 Il Significante Padrone (S1)


Nel pensiero di Lacan, il Significante Padrone è un concetto chiave per comprendere come si struttura il soggetto nel linguaggio e nella società.


🔤 Cosa significa “Significante Padrone” (S1)?

Il Significante Padrone (che Lacan indica con il simbolo S1) è il primo significante che permette al soggetto di entrare nel mondo simbolico, quello del linguaggio, della cultura e delle leggi.

È il nome, il titolo, il simbolo d’autorità che fonda un ordine di senso.

È quello che dà forma al discorso, ma non ha senso da solo. Per “funzionare”, ha bisogno di essere legato ad altri significanti.


📚 Esempio semplice:

Un bambino viene chiamato “bravo”, “pigro”, “figlio di...”, “italiano”, “maschio”, “speciale”.

👉 Queste parole diventano S1: etichette che lo definiscono, anche inconsciamente.

Il soggetto si costruisce attorno a questi S1, senza sceglierli: li eredita, li riceve, li subisce.


🔁 Il rapporto tra S1 e S2

Lacan scrive così:

S1 → S2

📎 S2 è il sapere, l’insieme dei significanti che sviluppano il discorso (la scuola, la scienza, la cultura, i consigli, le norme).

👑 Ma S1 è ciò che comanda il discorso. È l’origine, il punto da cui parte tutto, anche se non dice niente di preciso.



🔒 S1 come punto fermo (ma anche limite)


Il Significante Padrone serve per:

✅ Dare unità al soggetto

✅ Offrire un’identità

✅ Sostenere il legame sociale


Ma è anche:

❌ Un punto di fissazione

❌ Un comando muto

❌ Un limite al desiderio


🏛️ Esempi di S1 nel sociale

🇫🇷 “Liberté, Égalité, Fraternité” → S1 che fonda la Repubblica

✝️ “Dio” → S1 in un discorso religioso

💼 “Merito” → S1 nel discorso neoliberale

💪 “Virilità” → S1 nella cultura patriarcale


👤 E per il soggetto?

Quando qualcuno dice:

“Io sono un fallito”

“Io sono un artista”

“Sono quello che lotta sempre”

sta parlando da un S1 che lo definisce, lo sostiene… e a volte lo incatena.


⚙️ Il problema? S1 non dice tutto

L’S1 non spiega chi siamo davvero. È solo una punta dell’iceberg.

Il soggetto è diviso (⧸) perché non può mai coincidere del tutto con quel significante.

💬 È lì che nasce il desiderio: dal fatto che qualcosa manca sempre tra S1 e ciò che siamo davvero.


🧲 S1 e l’Oggetto a

Per Lacan, il desiderio non è verso un oggetto (🍎), ma causato da un’assenza:

👉 l’oggetto a = oggetto causa del desiderio.

L’S1, imponendosi, copre questa mancanza, ma non la colma.

🧩 È per questo che il soggetto cerca, desidera, si muove…


🔚 Spunto conclusivo

Il Significante Padrone non è solo un “titolo” esterno, ma ci abita.

Comprenderlo aiuta a sciogliere legami troppo rigidi e a riaprire lo spazio del desiderio.

✏️ Un lavoro analitico è, in fondo, mettere in questione l’S1 che ci comanda.

E forse, iniziare a parlare da un altro punto.




Parafilie e perversione

Le parafilie indicano interessi sessuali atipici, mentre la perversione, in psicoanalisi, riguarda una struttura soggettiva: non è il compor...