martedì 1 aprile 2025

L' Oggetto a e le sue Forme


L’oggetto a (oggetto piccolo a) è uno dei concetti più complessi della teoria lacaniana. Si tratta di un oggetto mancante, causa del desiderio, che il soggetto cerca costantemente ma che non può mai pienamente raggiungere.

A differenza di un oggetto concreto, che può essere posseduto e consumato, l’oggetto a è un resto, un eccesso o un buco nel simbolico, che Lacan definisce come ciò che resiste alla significazione. È ciò che il soggetto perde nel momento in cui entra nel linguaggio, diventando un essere parlante (parlêtre).


Le quattro forme dell’oggetto a

Lacan collega l’oggetto a alle pulsioni parziali freudiane, individuando quattro formr principali dell’oggetto a, che corrispondono a diverse modalità in cui il soggetto esperisce la mancanza e il desiderio:

1. Il seno (objet a orale)

L’oggetto seno è legato alla pulsione orale, ed è il primo oggetto di desiderio del neonato. Il seno materno è l’oggetto di nutrimento, ma anche di affetto e presenza.

  • La sua perdita con lo svezzamento segna il primo incontro con la mancanza: il bambino scopre che la madre non è un’appendice del suo godimento, ma un soggetto separato.
  • Questa perdita introduce il soggetto nella dialettica del desiderio, in cui il soddisfacimento non è mai completo e sempre mediato dall’Altro.
  • Nella vita adulta, il seno può apparire come feticcio o come elemento erotico privilegiato.

2. Le feci (objet a anale)

L’oggetto anale è legato alla pulsione anale e alla fase dello sviluppo in cui il bambino impara a trattenere e a rilasciare le feci, entrando in rapporto con la dimensione del controllo e della perdita.

  • Qui emerge il primo rapporto con il dono e il potere: trattenere o rilasciare diventa una forma di negoziazione con l’Altro (genitori, educatori).
  • Lacan riprende Freud, che vedeva nella fase anale il primo confronto con la logica dello scambio, e lo estende alla dimensione economica del desiderio.
  • L’oggetto anale è spesso implicato nei fenomeni di accumulazione e ritenzione (avidità, ossessività), così come nella relazione con il denaro.

3. Lo sguardo (objet a scopico)

L’oggetto sguardo è legato alla pulsione scopica, e ha a che fare con la dialettica tra guardare ed essere guardati.

  • Non si tratta semplicemente di vedere, ma di essere presi nello sguardo dell’Altro.
  • Lacan distingue lo sguardo dal campo della visione: lo sguardo è ciò che sfugge, ciò che non si può padroneggiare, come il punto cieco della prospettiva.
  • Lo sguardo è centrale nel fenomeno del voyeurismo e dell’esibizionismo, ma anche nelle dinamiche di potere e sorveglianza.
  • L’oggetto sguardo è alla base della sensazione di essere osservati, dell’ansia del giudizio e del desiderio di essere riconosciuti.

4. La voce (objet a invocante)

L’oggetto voce è legato alla pulsione invocante e riguarda la dimensione della parola e del suono.

  • La voce non è semplicemente il suono prodotto dal linguaggio, ma è un resto che sfugge alla significazione.
  • È il vuoto tra i significanti, ciò che resiste alla comprensione.
  • La voce può essere affascinante o inquietante, può attrarre o terrorizzare (si pensi alla voce anonima al telefono, ai sussurri, ai lamenti).
  • Lacan associa la voce al godimento che non può essere interamente simbolizzato: è il luogo dell’eco del desiderio dell’Altro.

L’oggetto a nel transfert e nella clinica

1. L’analista come oggetto a

Nella situazione analitica, l’analista occupa la posizione di oggetto a, ovvero di causa del desiderio. Il soggetto proietta sull’analista un desiderio di sapere e di verità, ma l’analista non deve soddisfarlo direttamente, bensì mantenere viva la mancanza affinché il soggetto possa riformulare il proprio rapporto con il desiderio.

  • Il transfert non è solo un legame affettivo, ma è la messa in scena del desiderio in atto.
  • Se l’analista si identifica con l’oggetto a, può facilitare la separazione del soggetto dal proprio fantasma e aprire nuove possibilità.

2. L’oggetto a nel fantasma

L’oggetto a è sempre presente nel fantasma del soggetto, ovvero nello scenario inconscio che struttura il suo rapporto con il desiderio.

  • Il fantasma è una narrazione che permette al soggetto di gestire la mancanza, fornendogli una spiegazione inconscia del proprio desiderio.
  • L’oggetto a nel fantasma assume forme diverse per ciascun soggetto: può essere una scena, una persona, un’immagine ricorrente che agisce come causa del desiderio.
  • Il lavoro analitico consiste nel far emergere il fantasma e permettere al soggetto di separarsi da esso.


L’oggetto a nella società e nella cultura

L’oggetto a non si limita alla dimensione clinica, ma si estende alla società e alla cultura.

  • Nel capitalismo → Il mercato promette sempre un oggetto a che possa colmare la mancanza, ma ogni oggetto di consumo fallisce nel farlo, mantenendo viva la dinamica del desiderio.
  • Nel potere politico → L’autorità spesso funziona come causa del desiderio collettivo, creando l’illusione di un oggetto capace di risolvere la mancanza sociale.
  • Nei media e nell’estetica → L’immagine del corpo, il culto della celebrità, il desiderio di riconoscimento sono espressioni della ricerca dell’oggetto a attraverso lo sguardo dell’Altro.


Conclusione

L’oggetto a è ciò che mantiene in vita il desiderio, ma è anche ciò che sfugge sempre alla presa del soggetto. Che si tratti di un seno, di un’immagine, di una voce o di un’idea, l’oggetto a rappresenta il punto vuoto attorno a cui il desiderio si struttura.

In analisi, il soggetto può arrivare a riconoscere questa mancanza come costitutiva, smettendo di inseguire l’illusione di un godimento assoluto e trovando nuove vie per abitare il proprio desiderio.

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