Nel panorama contemporaneo, attraversato dalla crisi delle strutture di autorità e dal senso di disorientamento che spesso accompagna il “vuoto” simbolico, la domanda sulla funzione del Nome-del-Padre si fa sempre più urgente. Se, come sostenevano autori come Lacan, il Nome-del-Padre rappresenta una funzione simbolica fondamentale, come può evolversi in un'epoca che non sembra più rispecchiare le antiche forme di autorità patriarcale? Il problema non è tanto quello di scomparire, ma di rinnovarsi, in una forma che risponda ai bisogni del soggetto che vive in un mondo caratterizzato da incertezze, frammentazione e nuove configurazioni sociali e culturali.
Trascendenza Simbolica come Mediazione
Lacan, nella sua riflessione sul Nome-del-Padre, parlava di come questo non fosse un'entità statica, ma una funzione in continuo movimento. La figura del Padre, nella tradizione lacaniana, non è mai un’entità assoluta, ma è qualcosa che si struttura attraverso il linguaggio, la legge e il simbolico. Il Padre è colui che introduce il taglio nella fusione immaginaria, separando il soggetto dal mondo primitivo del godimento senza legge. In altre parole, il Padre non è solo una figura che impone un ordine dall'alto, ma una funzione che agisce come mediazione, che introduce la separazione simbolica e permette al soggetto di entrare nella dimensione del desiderio.
Come scrive Lacan, “Il Padre non è colui che impone, ma colui che permette al soggetto di riconoscere i propri limiti, ed è solo attraverso il limite che nasce il desiderio”. Qui, la trascendenza del Padre non è una trascendenza verticalizzata, ma si fa simbolica e relazionale, una funzione che emerge nel campo del linguaggio e delle pratiche quotidiane.
La Crisi della Trascendenza e la Mediazione del Nome-del-Padre
Nel contesto contemporaneo, molti pensano che la trascendenza tradizionale, quella legata a concetti assoluti come Dio, Legge o Stato, sia ormai giunta al suo termine. Tuttavia, come afferma il filosofo sloveno Slavoj Žižek, questa "morte" della trascendenza non significa che la domanda di trascendenza sia stata eliminata. Al contrario, questa domanda rimane centrale, ma si è spostata su nuove forme. Per Žižek, la trascendenza simbolica non è la scomparsa di un principio assoluto, ma una nuova forma che può essere interpretata come una mediazione vivente, incarnata in un ordine che è sociale, culturale e simbolico, ma mai totalizzante. La trascendenza, per Žižek, è un “oltre” che si concretizza non come una separazione ontologica, ma come un dispositivo di mediazione che permette al soggetto di orientarsi nel mondo.
I Nomi-del-Padre a venire: Sei Costellazioni
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Il Padre-Testimone: Non più il Padre autoritario, ma il testimone che, attraverso la propria esistenza, offre un esempio di limitazione e di legge simbolica. Il Padre-Testimone non impone una verità assoluta, ma trasmette una storia, un’esperienza da interpretare e vivere. Come afferma Jacques-Alain Miller, nella sua lettura di Lacan, “il testimone non è un dominatore, ma è chi conserva e tramanda la tradizione della legge e del limite” (Miller, 1994).
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Il Padre-Fragile: Il Padre non è più il simbolo dell’omnipotenza, ma colui che accetta i propri limiti. Questo Padre riconosce la propria castrazione simbolica e, nel farlo, offre una figura di supporto e di ascolto, piuttosto che di dominio. Lacan scriveva che il Padre è sempre colui che “castra” il godimento illimitato, ma oggi, questo Padre potrebbe esserlo in modo più consapevole, riconoscendo anche le proprie fragilità.
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Il Padre-Terzo: La figura che introduce la separazione tra il soggetto e l’altro, che rompe la fusionalità e segna l’ingresso nel mondo simbolico. Non si tratta di una separazione autoritaria, ma di una funzione che crea lo spazio per un’autonomia di pensiero e di desiderio. Il Padre-Terzo, come descritto da Lacan, non impone, ma consente una distanza necessaria al soggetto per entrare in relazione con il proprio desiderio.
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Il Padre-Custode del Comune: La funzione del Padre-Custode non è più quella di dominare, ma di preservare ciò che è condiviso dalla comunità. È il garante di una legge che serve il bene comune, difendendo la comunità senza monopolizzare il potere. Come nel pensiero di Miller, questo Padre è simbolicamente il “custode” che difende il territorio del simbolico da ogni forma di prevaricazione.
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Il Padre-Narratore: Non più il Padre che impone la verità, ma il narratore che racconta la propria esperienza, offrendo spunti di riflessione. Questo Padre non dà risposte assolute, ma apre spazi di interpretazione e di dialogo, creando un terreno fertile per l’emergere di nuove comprensioni del mondo. La sua funzione non è solo quella di trasmettere un sapere, ma di sollecitare la ricerca di significato.
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Il Padre-Simbolico Riattualizzato: Finalmente, la figura del Padre simbolico trascendente può essere reimmaginata come una funzione che non esclude, ma integra la pluralità dei significati. Questo Padre trascendente non è più quello che sovraintende dall’alto, ma è una funzione simbolica che si fa strada attraverso il linguaggio e la relazione. Lacan, pur non rifiutando la trascendenza, sottolinea che è solo attraverso la mediazione simbolica che il soggetto può accedere a un ordine superiore: il Padre non è mai completamente altro da sé, ma è la possibilità di un’orientamento simbolico.
Il Vangelo e la Trascendenza Simbolica
Nel messaggio evangelico, la figura di Dio, come Padre, si trasforma. Il Padre che si fa vicino, che si fa presenza nell'incarnazione, è un esempio di come la trascendenza non debba essere concepita come un'entità separata, ma come una funzione che si fa carne, esperienza e relazione. Gesù, come testimone del Padre, porta l’esperienza di una legge che si fa amore e misericordia, non un comando imposto, ma un invito alla comunità a vivere il Regno di Dio come una relazione costante.
La Chiesa, in questo senso, si fa comunità di mediazione, che non annulla la libertà dei soggetti, ma li invita a rispondere alla chiamata del Padre. Questo riflette una visione simbolica della legge, dove la trascendenza non è una separazione assoluta, ma una continua mediazione che apre spazi di responsabilità e di soggettivazione.
Conclusioni
I Nomi-del-Padre a venire sono una pluralità di funzioni simboliche che si trasformano e si adattano ai bisogni del soggetto contemporaneo. Non sono più modelli rigidi, ma possibilità di risposta alla domanda di senso. La trascendenza del Padre, così come la scrittura evangelica e la riflessione lacaniana, ci insegnano che la legge e la trascendenza non sono più concepite come forze superiori che impongono il proprio dominio, ma come funzioni simboliche che si costruiscono nel dialogo, nella mediazione e nella comunità. Il Padre, in questa nuova dimensione, non è più solo un’autorità assoluta, ma una funzione di limite, di orientamento e di apertura alla soggettivazione.
Bibliografia
- Lacan, J. (1977). Écrits. Paris: Seuil.
- Miller, J.-A. (1994). Introduzione alla clinica lacaniana, Astrolabio, Roma
- Žižek, S. (2004). The Parallax View. Cambridge, MA: MIT Press.
- Vangelo di Giovanni, Nuovo Testamento.
- Lacan, J. (1966). Écrits: A Selection. London: Tavistock Publications.
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